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dqw
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06-18-2010 01:14 PM #1Senior Member
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[FANFICTION]"Il gioco dell'amore"
Ci sono ricascata ancora... non resisto: vi avverto però, che questa storia è... diciamo molto più birichina delle mie altre, perchè la protagonista è una donna abbastanza spregiudicata... vedete voi


"IL GIOCO DELL'AMORE"
Cap. 1.
La luce filtra attraverso le veneziane semichiuse della mia enorme finestra, al ventesimo piano di uno dei tanti grattacieli di questo quartiere di New York, disegnando delle righe regolari e simmetriche sulla mia elegante scrivania in mogano. Giro la poltrona di pelle, mi alzo in piedi e le apro: i miei occhi si riempiono dello spettacolo suggestivo formato dalla città ai miei piedi.
Stiro lentamente le braccia sopra la testa; ho il collo tutto contratto dopo tutte queste ore passate qua seduta a lavorare.
- Dovrei rallentare un po’ i miei impegni – penso per la milionesima volta in questi ultimi anni: ma in fondo so benissimo che non lo farò mai. Mi piace il mio lavoro e faccio esattamente la vita che ho sempre voluto fare. Sono la titolare di uno dei più prestigiosi studi legali della grande mela e ne sono molto orgogliosa.
Mi risiedo e premo il tasto di comunicazione con Katy, la mia assistente personale
“Katy, io avrei quasi finito… fra mezz’ora penso di andare a casa. Ci sono novità?”
“Sì… hanno chiamato per posticipare l’appuntamento di domani mattina in tribunale di mezz’ora; hanno finalmente consegnato la documentazione che avevi richiesto e… Ah sì: ha chiamato Roger Dreyfuss per parlarti. Siccome mi avevi dato istruzioni di non disturbarti, mi ha lasciato detto di fargli la cortesia di richiamarlo appena puoi”
Katy è per me insostituibile: come farei senza la sua quasi miracolosa capacità di organizzare le mie caotiche giornate lavorative in maniera così perfetta? Sorrido mentre penso alla fortuna che ho avuto quando l’ho assunta, ormai ben dieci anni fa.
“Roger? E che cosa vuole? Richiamalo e passamelo per favore, poi vai pure a casa, ci vediamo domani”
“Bene Claire, a domani allora”
Non riesco proprio ad immaginare cosa possa volere ora il mio ex: siamo stati insieme un paio d’anni fa, la nostra storia è durata il tempo di rendermi conto che lui era troppo egocentrico, e io troppo ambiziosa e poco incline al sacrificio per portare avanti quel tipo di relazione.
E tuttora penso di avere fatto la scelta giusta: sono una donna di 40 anni pienamente soddisfatta. Faccio quello che voglio, vado dove voglio, non devo rendere conto a nessuno se non a me stessa; e quando voglio un uomo, in genere me lo prendo e basta, senza tanti coinvolgimenti emotivi. Insomma, la mia vita privata è incentrata principalmente sulle mie esigenze, ed è esattamente così che voglio che continui ad essere.
Dopo un minuto si accende la spia sulla mia scrivania: sollevo il ricevitore
“Pronto Roger? Ciao, come stai? Avevi bisogno di parlarmi?”
“Claire! Sto bene grazie…e tu? Sì, avevo bisogno di parlarti per una questione piuttosto delicata…”
“Dimmi…”
Si schiarisce la voce
“Volevo chiederti un favore: c’è un cliente molto importante del mio studio che ha bisogno di una consulenza. Si tratta di un quesito particolare che riguarda il diritto di famiglia, e tu sei assolutamente la migliore in questo campo… oltre che in tanti altri devo dire…”
Faccio finta di non cogliere la sottile allusione…
“Guarda, non avrei proprio il tempo di accettare nuovi incarichi… sono oberata di lavoro per i prossimi mesi; ma visto che sei tu, in via eccezionale…chiama domani Katy e fatti fissare un appuntamento”
“Ti ringrazio Claire, farò come dici. Cambiando argomento: sentire la tua voce dopo tanto tempo, ha risvegliato in me ricordi bellissimi… che ne diresti di andare a cena fuori, una di queste sere? Fissa pure tu quando… io sono sempre libero per te”
Figurarsi! Fossi matta… non ci penso nemmeno a sorbirmi per una serata intera la misoginia di Roger! No, no… la mia filosofia personale detta che quando una cosa è morta e sepolta, deve restare tale.
“Mi spiace Roger, ma in questo periodo sono molto occupata. Allora ci vediamo prossimamente qui allo studio”
Taglio corto.
“Peccato… sarei uscito molto volentieri, tanto per rispolverare un po’ i vecchi tempi. Sarà per un’altra volta. Ok, allora chiamerò domani Katy. Grazie”
Riaggancio e mi concedo finalmente un po’ di relax, togliendomi le scarpe ed allungando le mie gambe affusolate sulla scrivania, con un sospiro di stanchezza.
**********
Dopo tre giorni, mentre sto studiando una pratica particolarmente cavillosa, Katy bussa con discrezione alla mia porta
“Claire, è arrivato l’Avvocato Dreyfuss…”
Sollevo la testa dalle mie scartoffie
“Ah sì, fallo pure accomodare, grazie Katy”
Roger entra: devo ammettere che è sempre un gran bell’uomo. Perfetto, nel suo completo gessato, con il taglio di capelli giusto e la barba leggermente brizzolata che gli adombra il mento.
Mi alzo per dargli la mano, mentre dò un’occhiata alle due persone dietro di lui.
Un uomo biondo sulla sessantina, che si presenta come l’Avvocato Stewart, e l’altro… lo riconosco immediatamente, sebbene non abbia mai seguito con particolare interesse questo genere di artisti. Si tratta di Michael Jackson, fino a qui ci arrivo anch’io.
Lo squadro curiosa: è un po’ meno alto di come lo immaginavo, e più magro. Indossa eleganti pantaloni e giacca neri su camicia rossa, un colore che decisamente gli dona: i capelli scurissimi sono raccolti in una treccia scomposta sulla nuca, occhi coperti da un paio di occhiali a specchio, e sta masticando una gomma. Nell’insieme non è male… anche se a me il genere capelli lunghi in un uomo non ha mai attirato particolarmente. Anche lui mi dà la mano; la sua stretta è asciutta e decisa.
Faccio cenno a tutti di accomodarsi, chiedo loro se vogliono un caffè e dopo avere ricevuto il loro rifiuto, gli chiedo il motivo della loro visita.
Roger mi spiega che Mister Jackson ha bisogno di me per tutelarsi a riguardo di una questione piuttosto intricata: infatti vuole essere assolutamente sicuro che le madri dei suoi tre figli, non possano mai, anche in futuro, accampare dei diritti su di loro, sul loro patrimonio o avere a che fare con la loro educazione.
I due avvocati mi illustrano dettagliatamente per tre quarti d’ora buoni la situazione, mentre Jackson se ne sta seduto tranquillo sulla sua poltroncina, una caviglia appoggiata al ginocchio, annuendo ogni tanto, come per rimarcare quello che i due legali stanno dicendo.
Alla fine dico:
“Bene, ho capito a grandi linee… ma ora, se non vi dispiace, vorrei parlare con Mister Jackson da sola e sentire dalla sua viva voce quali sono le sue richieste… è mia abitudine agire così, senza intermediari”
“Sapevo che l’avresti chiesto, e a noi sta benissimo”
Risponde Roger, volgendo il capo anche verso il suo collega, che annuisce
“Del resto per questa faccenda, intendiamo metterci completamente nelle tue mani, sempre se tu accetterai l’incarico, s’intende”
Mi alzo, facendo capire ai due che è giunta l’ora di levarsi di torno
“Bene allora ci sentiamo prossimamente. Buongiorno signori”
I due salutano Jackson, che ricambia con un gesto della mano, ed escono dalla porta.
Siamo rimasti soli.
“Allora, Mister Jackson, lasciando da parte i termini legali che hanno usato i miei colleghi… vuole spiegarmi cortesemente con parole e pensieri suoi, cosa intende esattamente ottenere?”
Lui alza le mani al viso e si sfila gli occhiali: - Però- penso vedendoli – che occhi espressivi! –
Guardandomi dritto in faccia, mi spiega come sono andate le cose e come è arrivato al punto di avere l’esigenza di tutelare in questo modo i suoi figli; mentre lo fa, a mano a mano che prosegue nel discorso si infervora e gesticola animatamente. Capisco che la cosa gli sta immensamente a cuore, e che gli fa anche particolarmente paura: la nascita di questi bambini è stata contrattata a tavolino fin dall’inizio. Jackson ha semplicemente cercato qualcuno disposto a fare questo per lui, in cambio di una più che generosa ricompensa: ha trovato quello che cercava, l’inseminazione è avvenuta tramite fecondazione assistita, non c’è e non c’è mai stata da parte sua, n? da quella delle madri, la volontà di un coinvolgimento che andasse al di là del contratto iniziale.
Ma, si sa, un patrimonio come quello di questi fanciulli, può fare molta gola, troppa. E lui non vuole assolutamente correre il rischio che un domani le cose possano in qualche modo cambiare: anche perch? sa perfettamente che l’eventuale futuro interesse delle due donne, sarebbe solo ed esclusivamente una mera questione di denaro. E questo lui non lo può permettere, per la serenità dei bambini stessi.
Mentre lo ascolto, il mio sguardo si sofferma sulla deliziosa fossetta che ha sul mento – Proprio sexi – penso, ma subito mi riscuoto per riportare la mia attenzione alle sue parole.
- Claire- mi rimprovero mentalmente da sola – che fai? Non è professionale e non è da te! –
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Quando infine smette di parlare, e mi guarda con espressione nervosa, succede una cosa strana: mi esce dalla bocca una frase, senza che io riesca ad impedirlo. E’ come se la mia bocca agisse indipendentemente dal cervello
“Ma… eventualmente, farli normalmente questi figli… no eh?”
Oddio, ma che cavolo ho detto? Come ho potuto lasciarmi sfuggire una considerazione simile? Proprio io, con tutta la mia professionalità, vado a fare un commento del genere!
Infatti lui mi chiede leggermente stupito
“Cosa vuol dire?”
Ormai la frittata è fatta, è inutile tirarsi indietro; faccio appello al mio aplomb e continuo
“Mi scusi, è stata una frase fuori luogo ed invadente da parte mia”
“Ma cosa intendeva?”
Insiste con un leggero sorrisetto sulle labbra
“Intendevo… come si fa normalmente; un uomo e una donna innamorati… semplicemente, come si è sempre fatto”
Ora ride proprio, con una risata maliziosa
“Bè, penso che… applicandomi, forse ce l’avrei anche potuta fare… normalmente come dice lei. E’ che purtroppo non ho trovato la materia prima su cui lavorare; o perlomeno quella giusta”
Touchè… ok, cerco di riprendere in mano la situazione nel miglior modo possibile.
“Va bene, Mister Jackson, penso di aver compreso abbastanza bene come stanno le cose… e penso anche di poterla aiutare… Ci sentiremo nei prossimi giorni; la chiamerò per aggiornarla su quale ritengo sia il miglior modo di muoversi”
Mi alzo, lui fa altrettanto
“Allora aspetto sue notizie. Nel frattempo… posso chiederle la cortesia di chiamarmi Michael? Quel Mister Jackson non mi piace proprio; in fondo sto mettendo nelle sue mani una parte molto privata e importante di me, penso che Michael sia più appropriato”
Rimango spiazzata: mi riprendo abbastanza per rispondere educatamente
“In genere preferisco non avere questo genere di confidenza con i miei clienti… ma se insiste, vedrò di fare un’ eccezione”
“Grazie, Claire”
Con un cenno gli indico la porta e lui esce: sto’ Michael Jackson si sta allargando un po’ troppo, per i miei gusti.
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06-18-2010 01:20 PM #2Senior Member
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ma io ti amo mari...<3
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06-18-2010 01:21 PM #3Senior Member
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Amore mio... mi hai beccata subito!!!!!


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06-18-2010 01:24 PM #4Senior Member
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immediatamente :P
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06-18-2010 01:24 PM #5
Ti amo anche io *__________*
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06-18-2010 01:27 PM #6Senior Member
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Tesorucci adorati... mi marcate stretta... che bello!!!!! Giuly... idem, lo sai :redface:
P.S. Se non mi ridanno la faccina dei baci, impazzizco!!!!!
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06-18-2010 01:29 PM #7Senior Member
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sit in per le faccine amorose ù___ù
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06-18-2010 01:55 PM #8Senior Member
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Evviva ecco un'altra tua ff!!

Stasera leggo il capitolo, ma so già che sarà meravigliosa!!! :redface:
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06-18-2010 02:12 PM #9Senior Member
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Mari mi ha presa da subito *-*!
Bella, bella!
Bacio.
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06-18-2010 03:14 PM #10Senior Member
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Già legendo questo primo capitolo so che si tratterà di una storia stupenda...
La storia dei figli poi...ancora sto ridendo! :wink:
Brava e continua presto..


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