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dqw
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01-31-2012 01:14 PM #1Senior Member
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[FANFICTION] Over the rainbow...
Visto che ultimamente ci sono state belle ed interessanti discussioni sul tema della paternità di Michael, voglio postare questa mia shot, scritta un po' di tempo fa... per chi la vuol leggere

FF a capitolo unico.
Over the rainbow...
Si appoggiò alla porta che si era appena chiuso alle spalle: aveva bisogno di un attimo per raccogliere i pensieri, per ricordare come e perché fosse arrivato fin lì, in quella stanza… davvero minuscola, ora che la guardava con più attenzione – Già… in fondo non occorre tanto spazio per fare quello per cui è adibita; davvero poco spazio – pensò, mentre si guardava intorno: tutto, lì dentro, denotava un certo sforzo compiuto per fare apparire il meno freddo ed asettico possibile quella specie di minuscolo salottino. Le pareti, dipinte in una calda tonalità di giallo, erano abbellite da numerose stampe dai colori vivaci e, sotto la più grande di queste, un piccolo divanetto in pelle nera era addossato alla parete, in un esplicito invito…che per il momento decise di ignorare, muovendo invece qualche passo verso la finestra, nel tentativo di scacciare quella sensazione di disagio che si era insinuata dentro di lui, tanto subdola, quanto dannatamente efficace nel far si che non si sentisse per nulla rilassato, come invece la situazione avrebbe richiesto.
Al di là del curatissimo giardino di quella che aveva tutta l’aria di essere nient’altro che un’elegante villa, non dissimile da tutte le altre che costeggiavano il viale, si estendeva un tranquillo paesaggio di campagna.
Da qualche minuto aveva smesso di piovere: l’aria era limpida e tersa, e i colori apparivano vividi come non mai. Il cielo nuvoloso si andava pian piano schiarendo e, proprio in quell’istante, un raggio di sole oltrepassò la coltre grigia per andare a lambire le profonde acque blu, appena increspate, del lago; il fascio luminoso si scisse, dando forma all’abbozzo di quel piccolo prodigio ottico chiamato arcobaleno…- E’ un buon auspicio… - si disse Michael, quando i suoi occhi colsero la meravigliosa gamma di colori appena accennata. Ripensò a quell’antica leggenda che narra che, alla base di ogni arcobaleno, si trova una pentola ricolma d’oro. – Oro… un concetto che si può tradurre in desiderio -… e il suo era senz’altro il desiderio più nobile e degno di rispetto che un uomo potesse avere: un altro figlio.
Lo voleva con tutte le sue forze: mentre Prince e Paris crescevano, lentamente in lui si era fatta strada la voglia di stringere di nuovo tra le braccia un’altra creatura, perfetta, come solo i bambini sanno essere. E sua.
Non poteva onestamente affermare che la vita fosse stata avara con lui; sotto molti aspetti doveva ammettere che gli aveva dato tanto, anzi tantissimo… ma tra tutti i doni che gli erano stati destinati, mai niente era stato così visceralmente suo, come i suoi figli.
E nessuna emozione, neppure la più appagante tra tutte quelle vissute, poteva competere in quanto ad intensità, a quella provata quando aveva visto per la prima volta gli occhi dei suoi bimbi schiudersi sul mondo. Un’emozione che ora il suo cuore anelava di poter vivere di nuovo.
Distolse lo sguardo dalla finestra, cercando di concentrarsi sul compito che era venuto a svolgere quel giorno: non aveva messo in conto, che sarebbe stato, in un certo senso, così… difficile.
Quando l’idea di un terzo figlio si era fatta prepotente, la conseguenza più immediata era stata pensare di rivolgersi nuovamente a Debbie. Un pensiero durato giusto il tempo di rendersi conto che non ce l’avrebbe proprio fatta a reggere ancora una volta quel suo sguardo carico di aspettative; aspettative del tutto legittime, ma che lui era perfettamente conscio di non poter in alcun modo soddisfare.
Perché, quello che per lui aveva solo il significato di un semplice scambio, il piacere di aiutarsi vicendevolmente… per lei, e sarebbe stato cieco, oltre che stupido, a non accorgersene, aveva sempre rappresentato la speranza di approdare a qualcosa di più e di diverso. Rendendosi conto di questo, non se l’era proprio sentita di coinvolgerla ancora.
La riflessione successiva, era stata che in fondo, se il suo diventare padre era destinato a non avvenire nell’ambito di un rapporto d’amore, tanto valeva renderlo davvero privo di coinvolgimento emotivo, completamente e totalmente.
Una lineare transazione d’affari: un catalogo da sfogliare, sul quale scegliere la donatrice più adatta a mescolare il suo dna con il proprio, un contratto ben congegnato, che tenesse conto di ogni possibile sfaccettatura, una semplice raccolta del suo seme… Anche se quest’ultima voce dell’elenco, si stava dimostrando meno facile di quello che aveva creduto: perché, se una cosa era assecondare una voglia dettata da un impulso naturale, ben diverso era essere costretto a rinchiudersi in una stanza estranea ad esplicare quella… chiamiamola pure … incombenza. Soprattutto considerando il fatto che tutti, al di là di quella porta, ne erano perfettamente a conoscenza: il medico, l’infermiere che gli aveva messo in mano il contenitore sterile, la graziosa ragazza che, dopo averlo accompagnato davanti allo stanzino, gli si era rivolta con un sorriso incoraggiante dicendogli “Faccia pure in piena tranquillità; si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno” facendolo, ovviamente, sprofondare nel peggiore degli imbarazzi.
- Basta… io voglio un altro figlio! Lo voglio. Punto.
Sbottò, accantonando quei pensieri scomodi e decidendosi ad accomodarsi sul famigerato lettino.
- Se soltanto Lisa non fosse stata così testarda!- Avrebbe potuto essere tutto così diverso… Non si sarebbe mai venuto a trovare impantanato in questi dubbi che, suo malgrado, non gli permettevano di vivere in piena tranquillità il suo desiderio di essere padre.
Aveva bisogno dei suoi figli; rappresentavano l’ancora di salvezza che l’aveva tenuto a galla, a dispetto del terremoto che aveva sconvolto la sua vita. E anche se non erano stati concepiti nel migliore dei modi, li amava di un amore immenso, e si sentiva felice, insieme a loro.
Ed era anche convinto che per Prince e Paris fosse la stessa cosa: erano bambini sereni… anche se potevano godere, in pratica, di un solo genitore. Ma quanti bambini, a questo mondo, crescevano senza una mamma? Vuoi perché lei li aveva abbandonati, vuoi perché era mancata, o vuoi per qualsiasi altro motivo?
Questo era quello che si ripeteva sempre, quando, e a dire il vero troppo spesso, questi pensieri molesti riuscivano a filtrare attraverso la barriera mentale che si era imposto, arrivando in superficie quel tanto che bastava a scuotergli la coscienza – Si, ma non così: non per mia insindacabile scelta, compiuta a priori…- Era la risposta che la sua mente disobbediente, formulava puntualmente, prima che lui riuscisse a metterla a tacere.
Era combattuto tra il grande piacere di poter decidere in completa autonomia per i suoi figli, senza dover rendere conto a niente e a nessuno, e il fatto che questo modo di diventare genitore strideva enormemente con tutte le sue più radicate convinzioni: era un attrito difficile da sopportare, e ci riusciva solo allontanando dalla sua testa il problema. Esattamente come doveva fare in quel momento.
Si: la sua era la scelta giusta, si disse, allungando una mano a prendere una delle riviste per soli uomini impilata in un angolo del tavolino di fronte a lui.
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Era uscito nel corridoio con il suo prezioso bicchierino, sperando di trovare l’infermiere pronto a prenderlo in consegna: invece aveva dovuto porgerlo alla ragazza con il camice bianco (Carrie, diceva la targhetta appuntata sul suo petto), la quale aveva sbirciato il contenuto per poter giudicare se la quantità era adeguata. Dopodichè aveva dovuto assistere a tutta la meticolosa procedura dell’etichettatura e firmare tutti i moduli necessari.
Finalmente potè scendere in fretta le scale ed uscire dalla clinica; lo sportello aperto dell’auto lo attendeva per condurlo via.
Volse lo sguardo all’orizzonte, sulla superficie del lago: l’arcobaleno era scomparso. Un grande stormo di anitre, ubbidendo ad un misterioso comando, si levò simultaneamente dall’acqua per librarsi nel cielo dipinto di varie sfumature di rosso dal sole che si andava spegnendo…
- Ho fatto la cosa giusta - Si ripetè in un sospiro stanco, mentre con gli occhi seguiva quel volo elegante, che, dopo aver disegnato un’ampia curva, si allontanava verso le colline.
Con gesto lento, si rimise gli occhiali scuri e salì sulla macchina, che si avviò silenziosa, incontro al tramonto. Incontro ad un nuovo capitolo della sua vita.
Fi ne
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01-31-2012 05:02 PM #2Senior Member
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Ma l'arcobaleno si è spento e il sole sta calando. Presto sarà buio.
Aphrodite, posso improvvisarmi lavavetri, fermare la limuosine di Michael al semaforo e dirglielo, che l'arcobaleno prima ha bisogno del cattivo tempo per splendere di tuttti i suoi colori?
Vivaci, i tuoi di colori!
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01-31-2012 05:33 PM #3Senior Member
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bello come inzizio complimenti!
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02-01-2012 11:19 AM #4Senior Member
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In effetti io mi immagino un Michael attanagliato dai dubbi e dalle incertezze su questo delicatissimo aspetto della sua vita: sono convinta che, sensibile com'era, non poteva non averli, dentro di sè. Io ho cercato di raffigurarmeli in qualche modo, di calarmi un pochino nei suoi panni per tentare (naturalmente solo tentare) di capire quale poteva essere il suo stato d'animo. Grazie di averla letta ciau (comunque... sto nick assurdo devo proprio chiedere di cambiarmelo... Aphrodite, niente di meno! LOLLOLLOL)
Grazie mille Beautiful :flowers2: però non è un inizio, ma è un racconto a capitolo unico
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02-01-2012 05:19 PM #5Senior Member
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Bellissima, dolce e delicata. Hai affrontato con rispetto uno dei temi più "caldi" della vita del nostro Michael, la sua paternità, e hai saputo, come sempre, metterci un tocco di poesia. Brava!
ed ecco che hai condensato in poche righe tutto il significato del suo agire: per amore ... solo per amore.Aveva bisogno dei suoi figli; rappresentavano l’ancora di salvezza che l’aveva tenuto a galla, a dispetto del terremoto che aveva sconvolto la sua vita. E anche se non erano stati concepiti nel migliore dei modi, li amava di un amore immenso, e si sentiva felice, insieme a loro.
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02-02-2012 08:34 AM #6Senior Member
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Bellissima in un Capitolo hai colto il suo bisogno di diventare papà. Il Nick tienilo perchè non è assurdo
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02-02-2012 09:39 AM #7Member
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Mari, il video non c'entra, ma mi piace come la tua storia.
Un abbraccio.
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02-06-2012 03:10 PM #8Senior Member
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bellissimo complimenti !
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02-07-2012 09:19 AM #9Senior Member
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:wohow:ma grazie, grazie, grazie... quanti commenti! Sono molto felice che questa mia cosa un po' diversa dal solito vi sia piaciuta. Grazie infinite a tutte :flowers2::flowers2:
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02-17-2012 08:36 PM #10Senior Member
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ma prego hahahahah


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