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dqw
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11-04-2011 01:29 PM #21Senior Member
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Beata te che sei bravissima a scrivere FF senza errori grammaticali e mettendo tanti punti e tante virgole. Non come me che non sono capace di scriverne una senza errori grammaticali non mettendo tanti punti e virgole. Tornando al Capitolo è evidente che Sue ama Michael lo stesso vale per Michael. Aspetterò con immensa gioia un altro effulgente Capitolo ovvero un altro splendido Capitolo
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11-04-2011 01:53 PM #22Senior Member
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Finalmente si ritorna a fare sul serio...
Mi hai riportato pure qui... Vedi cosa fa l'amore????? :love1:
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11-04-2011 03:41 PM #23Senior Member
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Colude
dunque,questa è la canzoncina di Carl 
dee dee sharp - mashed potato time - YouTube
Poooooooi
Oddio Monica:love1::love1: amore anche tu qui di nuovo pff:ciaooo
ff
Mari grazie sei gentilissima,sono contenta che leggi la mia storia *-*
J U N K F O O D
(for two)
"Carl ti prego aiutami,sta venendo qui."
"Cosa stai blaterando Sue,chi è che sta venendo qui? Parla!"
Ho il panico stampato in faccia,lo sento,lo vedo dal modo in cui mi guarda. E non mi sorprende dato che mi è stata appena annunciata una catastrofe di proporzioni stratosferiche.
Io e Carl ce ne stavamo spaparanzati sul divano a guardare Lolita,commentando come Sue Lyon fosse molto più convincente di James Mason quando ha squillato il telefono. Pensavo fosse Anjelica e siccome morivo dalla voglia di presentarle Carl ho risposto sparata con: "Jelly,ho qui una persona per te!"
Ovviamente non era Anjelica. Molto meno ovviamente era Michael.
Michael che mi ha chiesto tra un UMH e l'altro se per caso avessi impegni per la serata e se, sempre per caso, mi andasse di mangiare Kentuky Fried Chicken con lui, dato che lo avevo incuriosito con il discorso fatto a pranzo. A quel punto mi ci sarebbe voluta un'altra linea per fare il 911.
E così adesso sono davanti a Carl,totalmente nel pallone,con un martello pneumatico nel petto e un unico pensiero: Michael Jackson sta venendo a casa mia per mangiare del pollo strafritto.
Oh cazzo,oh santissimo cazzo.
Carl mi scuote delicatamente le spalle per farmi uscire dallo stato catatonico.
"Michael sta venendo qui per mangiare del KFC."
Ripeto meccanicamente.
"Mi stai prendendo in giro."
Faccio no con la testa,potrei mai scherzare su una cosa del genere pezzo di scemo?
"Giuramelo...su Spielberg."
" Te lo giuro su Spielberg,su Lo Squalo e su I Predatori dell'Arca Perduta."
E da quelle parole capisce la serietà della cosa.
"Oh cavolo."
Già.
"Dai muoviti,rimettiamo un po' a posto prima che veda questo casino."
Una parola...
I cartoni della pizza,le lattine di Budweiser e Pepsi,le buste di plastica del supermarket,la mia borsa lanciata sul tavolo con metà delle cianfrusaglie fuori,una Nike smangiucchiata sotto la sedia,le ciotole di Tiptoe accanto alla poltrona e tutte le mie videocassette -t u t t e- ficcate un po' ovunque in giro.
"Tra quanto sarà qui?"
"Non lo so,ha detto che appena passato a prendere da mangiare sarebbe arrivato."
Afferro un sacco della spazzatura e ci infilo tutto quello che non dovrebbe essere in giro mentre Carl rassetta il divano e cerca di togliere il pelo di Tiptoe dai cuscini. Dunque Sue pensa,spremi un po' neuroni:i giornali vanno nella cesta,i fiori secchi nella pattumiera,le bollette da pagare nel cassetto dello scrittoio,i calzini e le mutande da stirare nel lavandino...no!nell'armadio.
Passo a controllare il bagno e tolgo i panni stesi sopra la vasca,do una spruzzata di deodorante,scarico una,due,tre volte per sicurezza e al volo mi infilo lo spazzolino da denti in bocca. Non può star succedendo davvero una cosa del genere,non a me. Non alla Sue in seconda fila,quella che non è né carne né pesce,quella che è sempre nell'anonimo mezzo e soprattutto non con lui,sua eccellenza il Re del Pop.
"Shwe swhouna ahprwigli twu."
"Cosa?"
"Shwe swhouna ahprwigli twu!"
"Che hai detto?"
Ahhh Carl ma sei sordo?! Sputo il dentifricio.
"Ho detto...."
DRIIIIN
Il telefono squilla lasciando entrambe impietriti.
"Pronto?"
"Sue ascolta,io sono qui sotto ma....non vorrei passare per le scale. Sai,succedono delle cose spiacevoli a volte quando la gente mi vede."
"Ah."
Giusto,non mi pare il caso di fargli rischiare un attacco isterico della mia vicina quindicenne. Ma se non passa dalle scale come ci arriva al quinto piano. Può mica volare?
"Mi chiedevo se dietro al palazzo ci fosse la scala antincendio,magari posso salire da lì."
Lui sì che è intelligente.
"Sì certo,c'è un vicolo sulla destra,da lì si arriva al retro e c'è la scala."
"Emh,ok. E come faccio a sapere qual'è tuo appartamento?"
"Carl,agita di più le braccia altrimenti con questo buio non ti vede."
Si protende ancora dalla finestra in un esercizio semi ginnico mentre io mi alzo sulle punte per guardare al di là della sua spalla.
"Potevi venirci tu qui fuori a fare l'uomo della torre di controllo."
"Hey,la mozzarella sei tu. Io sono nera e vestita di nero,come potrebbe mai vedermi?"
Borbotta qualcosa che ha tutta l'aria di essere un insulto, ma non lo ascolto perché vedo i fari di un' auto illuminare il muro del vicolo e poi svoltare.Procede piano e in gran silenzio,sembra che abbia il motore spento. E' una limousine ed il cuore mi balza in gola.
"Oddio eccolo..."
Sussurro tutta eccitata strizzando un braccio a Carl. Scende un uomo dal lato passeggero e in contemporanea si apre la portiera posteriore,è Michael. Guarda in alto, mi fa un cenno con la mano e dopo essersi fatto passare qualcosa di bianco comincia a salire.
Fa le scale due a due. Attraverso le grate e le ringhiere posso vedere che indossa una camicia rossa ed un cappello da baseball. Prendi un respiro profondo. Ha due buste di carta in mano, e di tanto in tanto si ferma per guardare in alto e controllare quanto manchi ancora,o forse per controllare che io sia ancora viva.
Solo un piano e sarà qui.
Ora svengo e batto la testa.
Sei scalini,quattro,due.
Vedo le stelle,l'intera via lattea davanti agli occhi.
Svolta l'ultimo ballatoio,rallenta e prende fiato,mi guarda,è bello da morire ed il cuore mi sprofonda nello stomaco,si scioglie e va in circolo nell'istante stesso in cui mi sorride.
"Ciao Sue."
Una catastrofe di proporzioni stratosferiche.
"Ciao Michael."
*Certo nel vedere quelle fossette sulle guance,quel sorriso adorabile,il modo in cui si era succhiata tra i denti il labbro inferiore mentre le si avvicinava,pensò che Bill meritasse un aumento per il consiglio che gli aveva dato. Ma quando individuò Carl che se ne stava fermo dietro di lei gli si gelò il sangue nelle vene. Ebbe l'impulso immediato di tornare alla limousine ancora ferma nel vicolo, e fare finta che non fosse successo nulla,ma ormai era lì ,e l'idea di fare una figuraccia lo dissuase.
Sue si spostò per farlo passare dalla finestra farfugliando qualche scusa riguardo la scomodità della faccenda, e una volta dentro se lo ritrovò davanti,grande e grosso com'era,le braccia lungo i fianchi ed un'espressione illeggibile in faccia.
"Ciao Carl."
"MJ..."
Si scambiarono un saluto da uomini. Come per la maggior parte delle persone che conosceva per lavoro, e con le quali intratteneva rapporti almeno cordiali quando non amichevoli, era la prima volta che lo vedeva fuori dal set. Essendo sempre tra Jim,Jerry e Colin avevano chiacchierato diverse volte tra una ripresa e l'altra trovando anche degli interessi in comune ( fumetti,videogames ed un'insana passione per i Three Stooges) e Michael riteneva che Carl fosse un tipo in gamba e pure simpatico,ma in quel momento per quanto lo cercasse,ogni possibile argomento di conversazione pareva essere sparito. C'era solo quell'espressione impenetrabile sul suo volto da vichingo, e lui che proprio non sapeva cosa pensare.
"Bene allora io vado,ci vediamo tutti domani ok?"
Fu Carl ad interrompere il breve ma pesante momento di silenzio, mettendosi in spalla lo zaino e sfoderando un bel sorriso a lui e Sue.
Michael si spostò dalla finestra,le mani nelle tasche posteriori dei jeans neri,per farlo passare.
"Oh no,lui esce dalla porta."
Ridacchiò Sue mettendogli una mano sulla schiena per accompagnarlo all'entrata.
"Michael,intanto siediti pure,mettiti comodo."
"Ciao Carl."
"Ci vediamo!"
Si guardò attorno. Lo spazio era quello che era, ma già di primo acchito lo trovò accogliente e stranamente familiare. La stanza era attraversata per metà da un divisorio con una grande apertura sul davanti,una specie di finestra,tramite la quale poteva vedere il piano cottura, il lavandino ed un piccolo tavolo. Allora forse è per via di Carl che non si sbilancia. Le pareti erano dipinte di verde menta e crema, e tra l'abbondanza di oggetti ultracolorati notò che non c'era un angolo buio. Le luci erano ovunque. Luci di Natale per l'esattezza. Fili di piccole lampadine bianche per addobbare gli alberi arrampicate attorno alle finestre,dietro l'appendiabiti,sopra i mobili,a incorniciare i poster,alcuni batik, e una grande cornice piena di cartoline e foto. Che situazione del cavolo,ma perché non me l'ha detto?
La sentì parlottare a bassa voce con Carl, e anche se tese le orecchie il più possibile non riuscì a capire una sola parola. Proprio in quel momento poi avvertì una specie di ticchettio avvicinarsi e d'istinto guardò in basso, ritrovandosi un affare peloso non più grande di un pacchetto di zucchero che annusava le buste di KFC con grande interesse.
"Puoi poggiarle sul tavolo eh." Sue tornò aggiustandosi la fascia per capelli che aveva in testa."Prima che decida di azzannarle. E' piccolo, ma vorace."
Aveva indosso una t-shirt nera con Charlie Brown stampato ed un paio di shorts sportivi,neri anch'essi,che lasciavano le gambe praticamente del tutto scoperte.Belle gambe pensò, e senza preavviso si ritrovò ad immaginare che effetto dovesse avere quella stoffa così morbida sul suo perfetto,rotondo,provocante,desiderabilissimo fondoschiena. Forse era meglio sedersi per evitare brutte figure,la sua fervida fantasia in questi casi era più d'impaccio che altro.
"Non è che se tolgo le buste morde me?"
La sentì ridere mentre si spostava verso la cucina.
"Non ha mai morso nessuno,è un gran caciarone quando ci si mette,ma è tutta scena."
Si accomodò a capo del tavolo tenendo sempre un occhio al cane che adesso gli annusava i mocassini. Fu allora che notò le foto che c'erano nella grande cornice rossa avanti a lui.
*
"Quella è tua sorella?"
"Anjelica,sì."
Prendo due piatti,due bicchieri,le posate e rimpiango di non aver mai comprato una tovaglia decente per questa casa. Chissà a che robe chic è abituato,con tovagliette tipo queste ci farà i pannolini alla scimmia.
Poco male,con tutte le figuracce che ho infilato negli ultimi sette giorni non sarà questo dettaglio a fargli cambiare idea su di me.
Mi sforzo di non guardarlo troppo,ma è sexy come nient'altro al mondo ed è peggio di una calamita,come diavolo fa a non fissarsi allo specchio l'intero giorno? Fossi in lui lo farei.
Sta guardando le foto mie e di Anjelica con attenzione. Ce ne sono alcune imbarazzanti ,ma anche qui che importa,ho da un bel pezzo superato la soglia della vergogna.
"Cavolo siete uguali."
"Già. Saremmo due gocce d'acqua se lei non pesasse dieci chili meno di me."
Lo sento ridere e non posso fare a meno di ridere a mia volta. E' una cosa che ho notato durante le riprese,quando lui ride tutti lo seguono, e non per compiacerlo,bensì perché la sua è il più lampante esempio di ciò che viene comunemente chiamata risata contagiosa.
"Mi hai detto che è una ballerina vero?"
"Esatto,ora studia alla Juilliard a NY."
Si è tolto il cappello,ha slegato i capelli e sta giocherellando con l'elastico. Ha un'espressione attenta mentre osserva il collage di foto,uguale a quella che aveva quando gli ho esposto le mie idee per la nuova sceneggiatura. Cerco di non pensare al fatto che quella specie di broncio concentrato è ben al di là della più adorabile delle cose di questo mondo, e di focalizzarmi invece su come mettere un piede di fronte all'altro, per far sì che le mie gambe di gelatina non mi tradiscano proprio adesso.
"Hai fame?"
Rivolge lo sguardo in mia direzione mentre dispongo tovaglietta piatto e bicchiere al suo posto.Sentire i suoi occhi addosso mi stringe lo stomaco. Io di sicuro non ho fame.
"Non tantissima."
"Allora perché hai comprato cibo per un reggimento?"
Pare pensarci qualche secondo mentre passa in esame le due buste straripanti di roba,poi si stringe nelle spalle e con un sorriso smarrito risponde:
"Perché non sapevo cosa ti piacesse,allora ho preso tutto."
*
Provò a farsi venire in mente quanto tempo fosse passato dall'ultima volta in cui aveva chiacchierato così a lungo con qualcuno. Nel senso di faccia a faccia,con una persona in carne ed ossa a poche spanne di distanza,che avrebbe potuto toccare allungando solo una mano. Non riuscì a ricordarlo. Osservò Sue che con lo sguardo basso ed un vago sorriso sulle labbra lanciava in aria e riprendeva un tappo di bottiglia,una mano a tenere la testa,un gomito sul tavolo e l'espressione finalmente rilassata.
"E come fai ad andarci?"
Stavano parlando di come,quando e quanto spesso lui facesse visita a gente comune.Come lei,come gli amici che frequentava al di fuori del mondo dello spettacolo. Si contavano sulle dita di una mano in realtà,non è che avesse una gran vita sociale,quando diceva di essere una delle persone più sole al mondo non era per essere compatito.
"Ah beh,di solito mi faccio portare sul tetto della casa con il mio elicottero privato,ho fatto costruire una pista di atterraggio in tutti i loro giardini,in modo da non essere disturbato da nessuno."
A quelle parole sbarrò gli occhi incredula.
"Veramente?!"
"No sciocchina!"
Rise così forte che Tiptoe nella cesta sobbalzò e lo rimproverò con un abbaio.
"Passo per le vie secondarie come stasera,mi travesto...o entrambe le cose."
Sollevò le sopracciglia e lo squadrò per un attimo prima di cominciare a sghignazzare.
"Hey cosa c'è di così divertente..."
"Niente,ti stavo immaginando con un paio di baffi,le basettone,la barba e la parrucca mentre bussi sul retro di una casa e ti scambiano per un barbone o peggio per un venditore porta a porta."
Si mise dritta sulla sedia e cominciò a gesticolare.
"Se ne vada subito!"
Disse imitando una voce stridula,da vecchia.
"Anzi vada al diavolo e si compri un rasoio!"
Fece eco alle sue risate.
Più parlavano e più Michael si rendeva conto di una cosa: Sue vedeva storie dappertutto. Bastava un racconto,una parola,una battuta scema e partiva in quarta,cominciava ad imbastire una qualche scenetta assurda. Pensò che sarebbe stata capace di inventare qualcosa anche sulla traccia di una lista della spesa. Aveva una fantasia sensibilissima e fuori dal comune. Era un po' come quando a lui capitava di sentire un particolare suono (che poteva essere di tutto,dal fruscio di una stoffa ad un accordo d'arpa ) e come fosse una miccia portentosa esplodeva un certo ritmo,un particolare sound,una nuova canzone. Lui con le note,lei con le immagini,le parole.
"Ti piace il KFC allora?"
Annuì deciso,l'avrebbe ringraziata a vita per avergli fatto assaggiare quella roba.
"Fenomenale,se ne diventerò dipendente sarà tua la colpa. "
Lei gli sorrise e si mordicchiò il labbro inferiore. C'era ancora un sacco di cibo nelle buste, ma aveva assaggiato un po' di tutto ed aveva già stabilito che le alette di pollo alla paprika erano senza ombra di dubbio la cosa più buona che avesse mai messo in bocca,avrebbe potuto mangiarne tonnellate.
"Che ti avevo detto?"
Sue si alzò per sparecchiare strascinando la sedia a terra e abbassandosi un po' i pantaloncini prima di prendere i piatti. Forse era la sbornia di pollo fritto,ma gli parve ancora più sexy di quando era arrivato. Gli venne l'idea di aiutarla (perché le faccende domestiche lo divertivano come fossero una specie di gioco ,e perché era un'ottima scusa per starle vicino), fece anche un accenno ad alzarsi e raccogliere gli incarti ormai pieni solo di ossicini più o meno grandi,ma lei gli bloccò il polso.
"Hai già procacciato il cibo per stasera,lasciami rassettare la caverna per te."
Si rimise seduto senza obbiettare mentre il cervello lo stuzzicò con qualche fantasia "Io Fred,tu Wilma" e prima che fosse di nuovo troppo tardi decise di intavolare un discorso su un argomento qualsiasi.
"Domani mi porterai il pranzo anche se non sei più di corvè?"
*
Vuole che glielo porti o è una domanda trabocchetto? E soprattutto cosa ne sa lui che non...Oh.
"Sei stato tu a dire a mio zio di tirarmi fuori dalla mensa?"
Per la sorpresa la voce mi esce con un tono più secco di quanto vorrei e lo vedo titubante per un attimo.
"Sì."
Abbasso lo sguardo sul piatto che sto lavando,non ci posso credere.
Se io non fossi io e lui non fosse lui penserei che si stia interessando a me. Voglio dire,chiede di mangiare insieme,di venire a casa mia,mi porta l'intero fast food perché non conosce i miei gusti (aww tesoro) ,dice a mio zio di interrompere la punizione,mi guarda...mi guarda ancora...sorride imbarazzato perché l'ho scoperto a fissarmi...
"Ho fatto male?"
Domanda.
"No cioè...grazie! Ti ringrazio,è stato molto carino da parte tua."
Si alza dalla sedia facendo fare una nuova capriola al mio stomaco. Prima gli ho toccato il polso ed eravamo così vicini che ho sentito il suo profumo. Ho avuto le vertigini.
"Non ti ho vista molto convinta quando mi hai parlato delle patate. Poi Jim mi ha confermato che odi cucinare."
Mani in tasca si avvicina ad una finestra e sbircia da dietro la tenda. E' buffissimo il modo in cui cerca di tenere sottocchio Tiptoe facendo al tempo stesso il disinvolto. Ho sentito dire che ha uno zoo in casa,come faccia quindi ad aver paura del mio adorabile toporagno è un mistero,ma mi fa ridere.
"Infatti..."
E ora cosa sta facendo?Oh no...
"Preferisco le cose già pronte,o ancora meglio che qualcuno mi porti le cose già pronte a casa."
Si avvicina. Ridacchio forzatamente cercando di sottolineare il tono scherzoso delle parole di prima, ma me lo trovo davanti. Guarda i piatti appena lavati poi afferra un canovaccio.
"Non c'è bisogno..."
"Lascia,mi diverto."
Prede prima un bicchiere e lo asciuga con cura.Ti divertirai pure ma sei troppo vicino.
"E' stata una bella serata,ti ringrazio Sue,sono stato davvero bene."
Se è un sogno non voglio essere svegliata per nessuna ragione al mondo.Quelle parole,la sua voce è meglio dello sciroppo di lampone,meglio di tutte le delizie del Paradiso messe insieme,"sono stato davvero bene",non può esserci frase più dolce.
"Prego." Respira Sue. "E' stata una bella serata anche per me..."
Davvero,e ti bacerei in questo preciso istante.Potessi mi incollerei a quelle labbra che oh...non ci posso pensare,non ce la faccio,non...
"Però vorrei chiederti una cosa. E vorrei che tu fossi sincera nel rispondermi."
"..."
"Carl è il tuo ragazzo?"
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11-04-2011 04:20 PM #24
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11-04-2011 04:24 PM #25Senior Member
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Dolce quando è andato a trovarla a casa. un altro segno che fa capere che è innamorato di Sue quando alla fine le chiede se Carl è il suo ragazzo. Ti rifaccio i miei complimenti perchè la FF è bellissima anche perchè sei bravisisma a scrivere. Aspetterò con immensa gioia il prossimo
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11-05-2011 10:16 AM #26Senior Member
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F O R G O D'S S A K E
part one
"Perché non gliel'hai detto allora?"
"Perché...perché no."
Cioè io gliel'ho detto...Gli ho detto quello che doveva sapere,non tutto tutto,ma gliel'ho detto.
Mescolo il mio espresso (doppio,macchiato con la schiuma e senza zucchero) anche se non c'è un bel niente da mescolare. Siamo al bar fuori dagli Studios,sono appena le sette ma è già caldo,ed il locale è pieno di gente che tra non molto ritroverò ai cancelli. C'è un buon odore di ciambelle,pane tostato e bacon e...mi sento uno schifo. Tengo il mento attaccato al collo perché non ho il coraggio di guardare in faccia Carl,e perché mi dispiace che sia finito di mezzo a causa della mia incapacità di articolare bene un concetto che in fondo è facile, e sopratutto chiaro come il sole.
Non è il mio ragazzo. NO MICHAEL,CARL NON E' IL MIO RAGAZZO. E non lo sarà mai per un semplice motivo. Eppure ieri sono riuscita a scandire bene queste cinque maledettissime paroline. Ho detto no,ho scosso la testa poi mi sono incartata per bene,black out e non sono riuscita a dire più niente. Secondo me ora,più che avere dei dubbi sul fatto che sia o meno impegnata, ha dei dubbi sul fatto che sia o meno normale.
"Avresti dovuto.Si sarebbe tranquillizzato del tutto così."
Mentre addenta la sua ciambella ricoperta di cioccolato (guarda caso anche la mia preferita ) sento i suoi occhi addosso. So che sta tentando di passarmi ai raggi x per capirci qualcosa,ma sono così confusa che dubito possa minimamente riuscirci...
Di sicuro c'è solo una cosa:ho pensato a Michael tutta la notte. Tanto come avrei potuto dormire dopo la serata di ieri? Dopo tutte le risate,le chiacchiere,i suoi sorrisi da far sciogliere un iceberg e quel trilione di farfalle che nello stomaco assieme al pollo fritto, non ne volevano sapere di darsi pace. Praticamente mi sono girata e rigirata nel letto per sei ore,sospirando come quando avevo tredici anni ed ero cotta per Mattew Bundtzen,il quarterback della scuola,ripensando alle meravigliose piccole cose che mi ha raccontato. Le piccole cose della grande star,così normali,così adorabili e buffe che mi pare ancora impossibile che provengano da lui,da quel ragazzo -semplice nella sua inarrivabile eccezionalità- che ieri sera mi ha reso partecipe dei suoi ricordi di bambino,delle sue paure,delle sue passioni,delle sue giornate non così incredibili come si potrebbe pensare.
"Sue."
Carl mi schiocca le dita davanti agli occhi.
"Ci stai pensando di nuovo?"
Faccio un mezzo sorriso tra il rassegnato e l'imbarazzato, e lui scuote la testa ridacchiando.
"Sei irrecuperabile bambina." Dice alzandosi dal tavolino per pagare il conto.
"Adesso andiamom su,oggi niente cucina, così potrai sbirciare di nuovo il tuo campione..."
*
Per la prima volta guardandoli dall'impenetrabilità dei suoi occhiali da sole si disse che erano vestiti come becchini. Uccelli del malaugurio. Si pentì subito di averlo pensato,ovviamente.
Era arrabbiato e non poco,di quella rabbia che a tratti sconfina con la disperazione però,e non sapeva,non aveva la più pallida idea di come agire a quel punto.
Poteva implorarli,o poteva cacciarli via. In entrambe i casi un male,perché non avrebbe mai fatto una cosa così poco dignitosa, ma nemmeno una cosa così scortese,soprattutto per le conseguenze che ne sarebbero seguite.
Matematico:richiamo del Consiglio,allontanamento dalla Sala del Regno,negazione di ogni contatto con la comunità,gli avrebbero tolto persino il saluto.
Emarginato nel modo più brutale.
Non poteva neanche rifiutarsi di farli assistere tuttavia,erano lì per quello,per controllare che non facesse niente di contrario alla Bibbia.
"La Bibbia è la Parola di Dio ed è la verità. La Bibbia è più fidata della tradizione umana."
E poi l'aveva detto anche a Katherine solo il giorno precedente. Falli venire come al solito! Il pensiero di deludere sua madre gli provocò un fremito tremendo,si sentì in trappola.
"Ma se inserissi un avviso,una dichiarazione..."
"Non puoi cavartela sempre con questi trucchetti Michael. Non si può andare avanti con accordi e liberatorie,la fede non è un business per noi.Si tratta di non trasgredire,si tratta di essere un buon fedele,ti rendi conto della serietà della cosa?"
Si alzò appena e si rimise seduto in una frazione di secondo,un movimento istintivo che manifestava il gran disagio di trovarsi lì,di fronte ai due osservatori. Due uomini che gli davano del tu senza averlo mai conosciuto davvero,senza avergli mai parlato faccia a faccia prima di allora. Dall'accento parevano addirittura dell'Ovest,si chiese se venissero dalla sede direttiva di NY.
Niente Mr Jackson,nè MJ,Signore...era sleale,sentiva tutto il peso di quella confidenza,di essere così semplicemente (meravigliosamente avrebbe detto, se fosse stata una situazione più felice) uno di loro da non meritare alcun trattamento speciale. Michael e basta,Fratello,non mi chiameranno più così.
Katherine ne sarebbe rimasta scioccata,non poteva,ma non voleva nemmeno cambiare una virgola di ciò che era stato stabilito mesi e mesi prima,quando lui ideava o approvava delle cose era in quel modo che dovevano esser realizzate. La perfezione necessita di regole ferree.
Karen sullo sfondo stava ordinando i pennelli da trucco fingendosi parte dell'arredamento, e quando lui le rivolse un'occhiata dolorosa al di sopra delle lenti distolse subito lo sguardo,facendolo sentire ancora di più a disagio.
"Possiamo..."
Venne subito interrotto.
"Non possiamo nulla."
Il tono del più anziano dei due fu duro,accusatorio e quasi scortese,tanto da torcergli lo stomaco.
"Non scenderemo a patti Michael."
E perché,da quando lui lo faceva?
"Molto bene."
Si alzò dal divano,offrì ai due uomini con la Bibbia in mano qualcosa da bere che ovviamente rifiutarono, e poi li accompagnò alla porta della roulotte.
"A dopo."
Se ne andarono senza salutarlo,di già.
Rimasto solo con Karen tutta la tensione trovò sfogo nelle lacrime. Non si sforzò di trattenerle,non lo faceva mai,i suoi fratelli lo avevano sempre sfottuto per questo chiamandolo PIAGNONE o MICHELLE.
Cominciò a rivoltare come un calzino la roulotte,alla ricerca di cosa non lo sapeva nemmeno lui,ma faceva sempre così quando non aveva una soluzione pronta,la cercava ovunque,letteralmente. In meno di dieci minuti quel bell'ambiente,curato,accogliente,impersonale ma solo per chi non era abituato a viaggiare di continuo,era divenuto peggio di un campo di battaglia.
In compenso non disse una parola. Ogni tanto si soffiava il naso,sentiva quei rivoli caldi raggiungere il mento e gocciare via,unico sollievo alla frustrazione che gli bruciava in petto.Perché,perché,perché Dio mi fai questo?
"Michael,vieni qui,calmati."
"Turkle..." Quando Karen lo raggiunse afferrandolo per le spalle la guardò negli occhi prendendo un respiro profondo. "Non posso...non posso."
*
"Più in alto?"
"Tira ancora un po'."
"Così?"
"Perfetto. Tienilo fermo che lo fisso."
L'arte di sistemare i faretti per l'illuminazione del set,altro che ikebana.
C'è un gran fermento nello studio,le riprese inizieranno tra poco,oggi è una giornata importante,quella in cui BANG! tutto il lavoro degli scenografi verrà mandato a farsi benedire da Michael ed il suo mitra...sogghigno all'idea.
"Hey,stai ferma altrimenti non ce la faccio."
Ho perso di vista mio zio,credo che sia super indaffarato insieme ai colleghi e la cosa non mi dispiace affatto,ha cominciato a guardarmi strano appena arrivata questa mattina e di sicuro mi caccerebbe dal set al primo ciak. Io invece voglio rimanere e guardare TUTTO senza dovermi scapicollare in mezzo ai fili,le cineprese,le scenografie e le altre mille attrezzature. Per Michael certo,ma anche perché cazzo,questo è un set,questa è la prima volta che posso assistere alla nascita di un film ed io ADORO,adoro con tutta me stessa persino l'aria che si respira in questo ambiente.
"Passami il cavo blu adesso."
Cavo blu,cavo blu...
Il buio artificiale viene rischiarato dalla luce del giorno quando un fiotto di gente fa il suo ingresso dalle grandi porte a spinta nascoste dietro ad un falso muro di mattoni. Ad occhio e croce ci sono otto-dieci persone,al centro Michael,Jerry ed un paio di facce che ho già visto gironzolare per gli Studios,forse un fotografo ed il costumista,non ne sono sicura.
Scusandomi con il ragazzo delle luci mi defilo, e mi apposto strategicamente in un angolo per non rischiare di essere notata e spedita a fare qualche commissione o chissà che altro. Lui è lì,impeccabile nel suo completo bianco e mi fa correre mille brividi sotto la pelle.
"Michael mettiti qui che facciamo una prova con le luci."
E' concentrato,lo vedo dai lineamenti tesi.E' carico,si capisce dal modo in cui cammina.E' nervoso,forse anche troppo.E' come se emanasse un'elettricità misteriosa a cui nessuno riesce ad essere indifferente e come sempre,come ogni benedetta volta in cui ha gente attorno,richiama tutti gli sguardi su di lui,pure se non ha praticamente ancora mosso un dito.
Si solleva un brusio eccitato, e dalla mia postazione privilegiata in penombra posso vedere come si sia creato una specie di vuoto attorno a lui e Jerry. In quel momento li vedo.
Ci sono due uomini vestiti di nero,con camicia bianca e cravatta,piega dei pantaloni perfetta,scarpe lucide.E' successa qualche disgrazia di cui non sono al corrente? In mezzo alle tute da lavoro,le canottiere sudate e le facce sporche di polvere stonano come non mai. Non sono comparse,né ballerini,si vede ad un miglio, portano entrambi un libricino in mano. Fissano Michael ,come tutti d'altronde,ma...con disapprovazione.
"Sue!"
La sua voce. Mi chiama avvicinandosi a grandi passi,ma non c'è alcun sorriso sulle labbra. Ho fatto qualcosa di male oggi?
"Sue ciao,buongiorno..."
"Ciao Michael."
Il mio stomaco fa un piccolo salto quando i nostri occhi si incontrano,poi mette una mano sulla mia spalla facendo alzare la temperatura all'istante.
"Puoi...potresti portarmi il pranzo più tardi?"
Lo dice a voce bassa,come se non volesse essere sentito.
"Uh,ok."
Ci mancherebbe altro,ma perché quella faccia?
E mentre me lo chiedo capto lo sguardo che i due uomini in nero gli lanciano,l'intuito mi dice che la cosa ha a che fare con loro, ma non ho il tempo di domandare altro perché Jerry lo richiama.
"Perfetto,a dopo allora."
*
Per la prima volta si sentì in imbarazzo nel far entrare qualcuno all'interno della sua roulotte. Sue non sapeva dove mettere i piedi a causa di tutta la roba che aveva buttato in giro e -glielo lesse chiaramente in faccia- era preoccupata e forse un po' impaurita.
"Se preferisci ripasso dopo."
Disse arcuando le sopracciglia e storcendo la bocca.
La fermò e le rispose che no,andava benissimo in quel momento,poi cominciò a farle strada sollevando e spostando gli oggetti a terra come poteva.
Una volta davanti al tavolino le prese il vassoio dalle mani e si mise a sedere invitandola a fare altrettanto. Diede per scontato che avrebbe mangiato con lui ancora una volta e la cosa lo rassicurò un pochino,la sua era la presenza più piacevole che potesse avere accanto in quel momento.
"Sei stato grandioso stamattina."
Fu lei a spezzare il silenzio guardandolo con un sorriso furbo.
"Avevo la pelle d'oca...ah,se ci ripenso guarda,ce l'ho ancora."
Gli mise un braccio davanti alla faccia passandoci sopra due polpastrelli,e una peluria sottilissima si mise sull'attenti facendolo sorridere.
"Forse è l'aria condizionata troppo bassa..."
Scherzò lui.
"No no,sei tu."
E distolse lo sguardo dopo essersi accorta -evidentemente in ritardo- dell'ambiguità della frase.
Michael scoperchiò i piatti senza alcun interesse,non sarebbe riuscito a mandar giù un solo boccone nello stato in cui si trovava,quello era poco mai sicuro. Spinse il vassoio dalla sua parte del tavolo e le sorrise.
"Vuoi mangiare? Io non ho per niente fame."
Sue gli restituì un'occhiata scettica.
"Dalla fretta con cui mi hai chiesto di portarti il pranzo avrei giurato che volessi sgranocchiarmi da un momento all'altro."
Continuò a tenere gli occhi bassi e si passò pollice e indice sul labbro inferiore,non sapeva nemmeno da dove iniziare a raccontare tutta la storia, né sapeva se fosse o meno il caso di farlo, ma Sue lo sorprese,anticipandolo.
"Ha a che fare con quei due becchini che erano sul set?"
Come li aveva chiamati? Becchini anche lei? Non ce la fece a trattenere una piccola risata ed annuì.
"Proprio loro,sono due osservatori del Consiglio degli Anziani."
*
OH MIO DIO. Michael fa parte di una società segreta,è intrallazzato con qualche setta di non so che tipo e me lo dice così,come se stesse parlando del tempo. Osservatori del Consiglio degli Anziani pare roba forte,esoterica...vampiresca. No Sue,smettila,guardi troppi horror.
Non sapendo proprio cosa dire rimango in silenzio sperando ardentemente che continui a parlare e non si aspetti un: "Sì certo,capisco" perché proprio non ci capisco un'acca.
"I due...becchini..."
Cavolo,li ho chiamati di nuovo becchini e magari sono suoi amici,o sono imparentati con qualche patto di sangue per quanto ne so.
"Sono qui per controllare che non trasgredisca le regole imposte dal mio credo."
Ancora silenzio faccio un lento SI' con la testa sollevando le sopracciglia.
"Sono un Testimone di Geova Sue."
Ahhhhhhhh e dirlo prima no?
Ok! Ora è tutto più chiaro,è uno di quelli che il sabato mattina,mentre hai la testa più pesante di un macigno per la sacrosante sbornia del venerdì ti vengono a scampanellare l'anima...non avevo la più pallida idea del fatto che lo fosse anche lui e mi viene da ridere,ma mi mordo la lingua pur di non farlo,è la sua espressione funerea a dissuadermi.
"E loro mi hanno avvertito che se farò quello che sto per fare mi scomunicheranno."
La sua voce ha un tremito ben udibile mentre lo dice.
Accipicchia, di nuovo non so cosa rispondere. Provengo da una famiglia pressoché atea,non vado in chiesa da quando ero piccola ed i nonni mi portavano ad ascoltare i gospel,trovo peggio dei sonniferi le sacre scritture, un tantino urticanti omelie e sermoni,per non parlare della pomposità dei riti sacri e lui mi viene a parlare di questioni religiose...casca male.
"Sono in trappola."
Anche io,e visto che siamo in tema: per l'amor di Dio qualcuno mi dica cosa si fa in questi casi.
"E' terribile,letteralmente terribile."
"...Immagino."
Biascico mentre riduce una fetta di pane in palline.
"Non puoi fare nulla per...umh no so,evitarlo?"
Scuote la testa.
"Solo cambiare la parte di cui ti parlavo ieri."
La sua voce si fa fredda adesso,più dura,e nei suoi occhi vedo una scintilla di sfida.
"Il problema è che non voglio."
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11-05-2011 10:31 AM #27Senior Member
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Aveva fatto bene a lasciare i Testimoni di Geova perchè così era libero dalle Regole che gli imponevano. Aspettererò il prossimo perchè vorrei che Sue dichiarasse l'amore che prova nei confronti di Michael
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11-05-2011 12:56 PM #28
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11-06-2011 09:37 AM #29Senior Member
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F O R G O D'S S A K E
(part two)
Non si sarebbe trattenuto,non poteva resistere. Mentre i colpi partivano uno dopo l'altro facendogli il solletico alla bocca dello stomaco, sentì le risate nascere dal fondo della gola come un riflesso condizionato,impossibili da reprimere. Avrebbe riso di gusto non appena scaricato il mitra perché era troppo bello,troppo figo,divertente,perché gli pareva di essere un bambino che finge di fare alla guerra,cosa che in effetti non era lontana dalla realtà,era un gioco,una messa in scena,pura innocente finzione.
Ed era sbagliato.
L'idea della scomunica dalla congregazione gli si conficcò ancora una volta in testa,tra il rumore dei vetri rotti e l'ebrezza del sentirsi dentro ad uno dei più bei giochi di sempre. Era una sensazione strana,dolore e piacere assieme,l'adrenalina dell'uno e dell'altro in circolo a fiumi,esaltante come poco altro al mondo.
L'immagine di sua madre che piangeva (perché sapeva,l'avrebbe fatta piangere) arrivò come un ulteriore colpo al cuore. Non poteva sopportare le lacrime di Katherine,si trattava di una di quelle cose che non riusciva tollerare,proprio come la sofferenza dei bambini,degli esseri innocenti in genere. E quello non era nulla,perché al di là del dispiacere immediato c'erano conseguenze ben più gravi che lo attendevano: non si sarebbe più seduto assieme agli altri per leggere la Bibbia,non sarebbe più stato il benvenuto alla Sala del Regno,non avrebbe più avuto il permesso di partecipare a tutte le adunanze,così importanti,così gioiose e che tanto gli piacevano.
Mentre l'ultima cartuccia veniva sparata,realizzò con orrore che sarebbe stato ancora più solo.
"E taglia!"
Ci fu silenzio per una manciata di secondi e poi scoppiarono applausi da ogni parte del set,piovvero grida,dei fischi,Colin e Jim balzarono giù dalle sedie con dei sorrisi larghi da un orecchio all'altro,lo abbracciarono,lo distrussero di pacche sulle spalle e diedero il via ad un sovreccitato ripetersi di: "wooo-hoo-grande-meraviglioso-fantastico-eccezionale" condito da un intercalare di parolacce che non riuscì a capire bene a causa dei tappi di cera ancora nelle orecchie.
Oh sì,lo era stato. Probabilmente una delle cose più divertenti che gli fosse capitato di fare su un set. Non poteva esserci niente di sbagliato in una cosa del genere,in assoluto non poteva.
Ma la faccia dei due osservatori diceva chiaramente il contrario. Diceva che era fottuto ormai.
Li guardò per un lungo attimo in mezzo al rumore delle attrezzature e delle grida dei ragazzi e allora lo fece. Scoppiò a ridere.
Una risata alta,liberatoria, che richiamò l'attenzione di tutti e che gli inumidì gli occhi subito prima che Colin e Jim gli mostrassero il replay della ripresa appena fatta.
Più solo di prima.
Nessuno lì dentro poteva davvero sapere cosa fosse quel groppo in gola che pareva volerlo soffocare,né poteva capire che ridere,ridere,ridere con tutto sé stesso era l'unico modo capace di restituirgli aria ai polmoni in quel momento. Si voltò di nuovo verso l'angolo da dove aveva appena ricevuto una delle occhiate più taglienti della sua vita,ma gli uomini erano spariti. Al loro posto Karen,che gli sorrise debolmente e lo guardò con occhi pieni di comprensione. Forse lei se ne era fatta un'idea. E Sue magari,che era ugualmente al corrente della situazione...ma non la trovò da nessuna parte.
*"Non puoi capireeee Jelly non puoi capire,c'erano Gregory Peck e Robert De Niro sul set oggi!"
Saltello come un canguro mentre comunico anzi,grido,la notizia ad Anjelica.
"Mi stai prendendo in giro? Hai conosciuto De Niro e Peck?!"
"Esatto,erano lì davanti a me in carne e ossa!"
"E gliel'hai chiesto l'autografo? Hai l'autografo anche per me?"
Eh,questo è il problema. L'autografo l'ho chiesto sì,ma mi è costato caro dato che Jim mi ha subito puntata,presa per la collottola e cacciata in malo modo,dicendo che gli attori "non vogliono rotture di palle dalle ragazzine esaltate" (testuali parole) ,e impedendomi così di assistere anche il resto delle riprese. Me tapina,mi gioco sempre le occasioni migliori.
"No veramente...ho mezza firma di de Niro."
"Sue,e che cavolo!"
Tiro fuori dalla tasca il foglietto con scritto ROBER... e uno scarabocchio e me lo rigiro tra le mani.
"Sai che mentre me lo faceva stavo per dirgli: BACIAMO LE MANI DON VITO...ma mi sono trattenuta all'ultimo minuto."
La sento ridere e ricordarmi come sempre quanto io sia scema.
"E invece che mi dici del tuo maschione?"
"Chi?"
"Come chi! Michael mi pare ovvio..."
Oh no,ci risiamo. Anjelica sostiene che io gli piaccia.
Ha cominciato ad insinuarlo nei giorni scorsi,ma quando le ho telefonato questa mattina all'alba per raccontarle della serata mi ha (tra un gridolino e l'altro) fornito il suo verdetto insidacabile: QUELLO TI VIENE DIETRO.
Per poco non rovesciavo le crocchette di Tiptoe su tutto il pavimento.
"Oggi ho di nuovo mangiato con lui."
"Vedi!"
"L'ho visto un tantino in crisi per dei problemi con il film...tu lo sapevi che è un Testimone di Geova?"
"Ma certo Sue,dove vivi? E' per questo che quando ero ancora a Los Angeles io correvo sempre ad aprire a quelli che suonavano alla porta,mentre tu ti mettevi il cuscino sulle orecchie e imprecavi peggio di un camionista."
"E non me l'hai mai detto! Volevi fregartelo a mia insaputa."
Scoppia in una nuova risata all'altro capo.
"Tranquilla lui non ha mai suonato."
Oh beh almeno quello.
"E stasera vi vedete di nuovo invece?"
Rimango in silenzio,onestamente non credo. Dallo stato in cui l'ho lasciato ho l'impressione che non abbia alcuna voglia di vedere chicchessia. Aveva una faccia...
Mi è dispiaciuto andar via dalla roulotte dopo pranzo. Mi è parso che mi avesse chiamata con la speranza che potessi fornirgli una qualche idea alternativa,tipo la volta scorsa. Ma era ben diverso,lì si trattava di una modifica fin troppo facile da escogitare,qui invece era tutto perfetto e sia io che lui ne eravamo consapevoli.
L'ho incoraggiato ad andare avanti senza pensarci e gli ho anche strappato un sorriso dicendo che, per come stava procedendo, avrebbe dovuto abbandonare la carriera di cantante e mettersi a fare l'attore a causa di tutti i copioni che gli avrebbero spedito a casa. Ma anche così era triste e pieno di dubbi,gli ho visto paura negli occhi,così forte che mi ha stretto lo stomaco. Chissà come sta adesso.
*Stava leggendo per non pensare, ma in realtà passava e ripassava lo sguardo sulle prime dieci righe da un quarto d'ora. Era distrutto,stanco da far schifo ma sapeva che non avrebbe avuto senso mettersi a letto, tanto non sarebbe riuscito a dormire.
Avevano finito di girare più tardi del previsto come al solito,la pendola del grande salone segnava le undici e quaranta ed il frinire dei grilli entrava dalle finestre aperte sovrapponendosi alle sue preghiere silenziose. Ti prego Dio,non togliermi questo,ti prego. Dentro di lui la confusione più nera. Se prima erano state paura e gioia a battersela ora era il rimorso e l'orgoglio che cercavano di prevalere l'uno sull'altro. Era fiero di quello che aveva fatto,glielo aveva detto pure Jerry:"una roba da professionisti",se non fosse stato il perfezionista che era,si sarebbe addirittura ritenuto soddisfatto al 100%. Aveva visto il primo abbozzo di montaggio subito dopo le riprese e si era detto che diamine,non poteva venir meglio di così. Le parole dei registi e dei ragazzi della troupe gli rimbalzavano da una parte all'altra della testa insieme agli sguardi glaciali,commiserevoli,colmi di rimprovero degli osservatori. Era tremendo sentirsi in quella maniera,sentirsi come un condannato in cella che attende solo lo scatto della serratura per sapere che è giunta la sua ora.
Quando avrebbe squillato il telefono? Era questione di poco ormai,lo sapeva.
Prese il bicchiere di brandy poggiato sul tavolo e lo vuotò in un sorso solo. Anche quello era sbagliato. Non avrebbe dovuto bere.
E non avrebbe dovuto sparare,non avrebbe dovuto cedere ad un sentimento meschino come la rabbia,in preda alla quale riusciva solo a pensare che erano dei veri bastardi a cacciarlo così. Chiuse il libro e si sentì in colpa di nuovo,non avrebbe dovuto leggere "The Metaphysics of Sex" di Evola,non avrebbe dovuto pensare...non avrebbe dovuto....Dio ti prego non togliermi questo...
Lo squillo del telefono lo fece sobbalzare e quando sollevò la testa dai palmi aveva gli occhi appannati. Il cuore gli finì in gola.
"Pronto?"
"Mike!"
Riconobbe la voce di Frank con immenso sollievo.
"Tukkie..."
Esalò quel nome come un sussurro,passandosi una mano sul viso per cercare di scuotersi un po'.
"Smelly,senti un po' qui,mi è arrivata la chiamata da dei tizi che chiedono di te,credo che siano della tua Congrega."
Si ricordò in quel momento che cambiando abitualmente numero di telefono ogni due settimane non era così facile rintracciarlo.
"Vogliono parlarti,cosa devo fare?"
Era arrivato il momento. Trattenne il fiato avvertendo un improvviso,destabilizzante vuoto nella testa e poi pieno d'ansia, di terrore e disperazione individuò una scorciatoia,la meno coraggiosa e assolutamente non risolutiva,ma la più facile.
"Non glielo dare. Digli che non sono reperibile."
La sua voce tremò, e Frank parve ponderare quelle parole molto più a lungo di tutte le altre volte in cui gli aveva detto di scaricare i seccatori al telefono.
"Ok ragazzo."
Disse serio e Michael lo sentì prendere una boccata di fumo.
"Ha a che fare con qualcosa che è successo oggi?"
"Tukkie non mi va di parlarne,non chiedermelo."
Mise un punto fermo alla frase in modo da essere chiaro. Frank a quel punto non fece altre domande ma parlò di nuovo.
"Va bene allora. Ma fammi un favore,esci di casa,mettiti una barba ed un bel cappello da Babbo Natale e vatti a divertire da qualche parte. Tanto domani le riprese cominciano più tardi lo sai si?"
Michael sorrise appena a quell'invito. Frank lo incoraggiava sempre a divertirsi un po',scherzando diceva di sentirsi in imbarazzo ad essere il manager dell'unica pop star perbene sulla faccia del pianeta.
"Vuoi che ti porti al locale dove sono stato venerdì scorso? Dove ci sono tutte quelle ragazze con il gonnellino di paglia..."
"No Frank ti ringrazio."
"Per l'amor di Dio Michael!Non hai ancora trent'anni,rimpiangerai quest'età,spassatela un pochino,fagli fare un po' di movimento al tuo amico lì sotto."
Rise più forte,meno male che Frank sapeva come farlo divertire.
"Il mio amico lì sotto sta benissimo grazie."
Frank emise un suono di incredulità e disapprovazione.
"E quello zuccherino con cui te la fili invece che fa? Perché non la vai a trovare?"
"Chi?"
Per un attimo temette che stesse parlando di Jessica,ma la frase che seguì dissipò immediatamente ogni dubbio.
"La mora con quel culetto impertinente..."
Ah.
"Quella..."
"Sì sì,ho capito."
Alzò il tono per zittirlo. Seguì un attimo di silenzio di cui Frank parve soddisfatto, e durante il quale Michael accarezzò l'idea di seguire per una volta il consiglio del suo manager.
"Molto bene allora. Smelly,mettiti un guanto in tasca e vai,farai un figurone."
Scosse la testa mordendosi l'interno della guancia per non ridere di nuovo alla velata allusione. Quando riattaccò qualche minuto dopo il pensiero morboso che lo assillava pareva tamponato dall'inconsistente quanto temporanea sicurezza di trovarsi in un nascondiglio irraggiungibile,e nondimeno l'altra idea (sbagliatissima e colpevole anche quella,ma ormai che importava?) aveva cominciato a fargli considerare il fatto che forse quella giornata sarebbe potuta finire con un sorriso candido ed una magnifica nuvola di ricci bruni a fargli dimenticare un po' dei problemi.
Ripensò alle parole di Sue sulla porta,prima di saltare come al solito i gradini della roulotte e sparire. "Sappi che non sono reperibile solo a ore pasti eh. Chiamami e basta,ok?" E dietro un sorriso che era meglio di qualsiasi invito.
Sì,forse Frank aveva ragione.
*QUELLO TI VIENE DIETRO. Le parole di mia sorella non vogliono lasciarmi in pace. Nemmeno il mio indelicato quanto icastico: MA CHE DIAVOLO STAI DICENDO TI SEI FUMATA IL CERVELLO era servito a dissuaderla dall'idea, e ora non posso non pensare che forse ha ragione. Sopratutto adesso che sta per arrivare a casa mia di nuovo,per la seconda sera di seguito.
L'unz unz tamarro di uno stereo a tutto volume piantato sotto al portone è l'unico suono ancora udibile in strada a quest'ora. E' mezzanotte e mezza e il resto del quartiere è un brusio lontano che si rotola sospeso nell'aria calda della notte. Mi strofino la faccia con l'asciugamano dopo aver tolto il turbante dai capelli. Tesa come una corda di violino,ecco cosa sono. Ho un leggero senso di nausea,mi fischiano un po' le orecchie,ed ho la netta impressione di essere pronta a schizzare in aria come una molla per il nervosismo.
Sciolgo la cintura dell'accappatoio e davanti allo specchio metto una mano sul petto,a sinistra,per verificare che il mio cuore sia ancora al suo posto sotto la gabbia toracica dato che pare battermi dappertutto. Sono ansiosa,impaurita eccitata e inoltre non ho la più pallida idea di cosa indossare. Che cazzo di problemi sono Sue,non è un appuntamento,non puoi mica preoccuparti così di cosa mettere per stare semplicemente in casa a... A fare cosa?
Apro l'armadio e dopo averci rovistato dentro per un po' prendo e butto tutto sul letto.
Ci sono magliette del pleistocene,pigiami che probabilmente si ricordano ancora della mia pipì a letto. Pantaloni patchwork a forza di toppe e qualche sporadico vestito come segno di una femminilità recondita che di tanto in tanto (e solo con l'aiuto di Anjelica) fa capolino. Forse ho bisogno di andare a fare un po' di shopping.
Dopo qualche tentativo di abbinamento fallimentare afferro una polo senza maniche rosa pesca ed un paio di shorts di jeans e li infilo,un attimo dopo sono davanti allo specchio ad odiare nell'ordine il mio culo,le mie cosce e le mie non-tette per poi richiudere tutto il resto nell'armadio. Riesumo da sotto il letto un paio di ballerine miracolosamente dello stesso colore della maglietta e sono pronta.
Sue anche se è tardi,mi farebbe piacere vederti.
Nessuna scusa,nemmeno uno spuntino di mezzanotte questa volta, e il pensiero della sua voce -quella voce che non mi stancherò mai di dirlo,deve per forza essere il suono più melodioso che la natura abbia mai architettato- mi provoca di nuovo la pelle d'oca. Posso venire da te?
E come avrei potuto dirgli di no quando sono riuscita a malapena a deglutire tanta era l'emozione.
Metto un filo di mascara,lucidalabbra alla vaniglia che tolgo subito con il dorso della mano per non far sembrare che mi sia agghindata per lui. Non mi sto agghindando,voglio solo rendermi presentabile. E poi i maschi odiano i baci con il lucidalabbra.
ALT! Non ho pensato una cosa del genere.
Il telefono squilla,un solo squillo come mi aveva detto,mi sta chiamando dalla limousine. Volo dal bagno alla sala e puntello le mani sulla finestra aperta per affacciarmi.
E' un bellissimo déjà vu: i fari come due grandi occhi gialli nel vicolo,e l'impressione che il cielo con tutte le stelle danzi davanti a me mentre sale la scala antincendio. Di nuovo il suo sorriso, abbagliante anche in penombra, e il suo profumo mentre entra dalla finestra e mi abbraccia subito,stringendo le dita sulle mie spalle nude.
"Grazie di avermi aspettato."
E un pensiero assurdo gli risponde:
Prego,di niente. In fondo questa è una sciocchezza,sono vent'anni che ti aspetto.
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11-06-2011 09:47 AM #30Senior Member
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Vai Michael tira fuori il tuo amico e mettici un preservativo come ti ha detto Frank perchè con Sue ci saranno i fuochi d'artificio.Aspetterò il prossimo


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