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10-31-2011 10:59 AM #1Senior Member
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[FANFICTION] A Thousand Lives
Declaimer dell'autore:'Con questo mio scritto, pubblicato senza alcuno scopo di lucro, non intendo dare rappresentazione veritiera del carattere di Michael Joseph Jackson, nè offenderlo in alcun modo'
Per gli argomenti trattati ed i termini utilizzati se ne consiglia la lettura ad un pubblico adulto.
___________

F L O W
of memories
E' passato tanto tempo dall'ultima volta in cui l'ho visto. E' passato ancora più tempo da quando l'ho visto per la prima volta,ed ho saputo che c'era qualcosa in questa vita,capace di rivoltarmi l'anima con un solo sguardo.
Tanto tempo. Parole così solide che mi sembra di sentirne il peso solo a pronunciarle.
Gli anni sono venuti e se ne sono andati,a volte convulsi,un po' folli,a volte pigri e silenziosi,sono passate due generazioni e un sacco di mondo da quando l'ho visto per l'ultima volta. E nonostante tutto,a dispetto di tutti,lui è rimasto uguale. Hai lavorato bene, sì.
Io sono invecchiata più di quanto avrei voluto invece,e ora guardo la vita con la serenità distaccata di chi sa che non ha più molto a che spartire con essa.
Oggi è il 15 Ottobre 2049,ho visto il sole pallido dell'alba farsi ocra e rosso e poi spaccare il giorno salendo alto,tutto dalla finestra della mia stanza.
La mia bella stanza,piena di me,mia fino all'osso.
In lontananza, il vociare dei miei adorati nipoti richiama la mia attenzione. Cantano una canzone dolce,una nenia che gli ho insegnato,la cui melodia aleggia nel mio petto invitandomi a fare un bagno nel fluire incessante dei ricordi.
I ricordi. Loro non mi abbandonano mai,ora più di prima,sempre pronti a presentarsi all'appello al più piccolo suono,odore,alla più sciocca e casuale delle parole. Anche adesso che la mia vita si è ridotta dentro quattro mura continuano a vivere, facendosi bastare quel poco che ho da offrirgli. Si nutrono di me?
A volte penso che queste memorie ostinate siano un dono superiore,qualcosa di talmente oltre che se solo avessi fede in Dio o ne avessi mai avuta come ne aveva lui,certo saprei chi ringraziare o chi maledire,a seconda dei casi.
Il dottore dal canto suo,con il sorriso indulgente che si riserva soltanto ai bambini e ai vecchi,dice che non è salutare vivere nel passato e che dovrei godermi ciò che ho costruito,gli affetti,la bellezza di questa casa che scoppia di vita,le giornate piene di colore dell’autunno che da queste parti è sempre così magnificamente malinconico.
Suppongo che quando gliene parlo mi ritenga solo un po’ pazza.
Io però ci ho riflettuto,ed ho elaborato le mie teorie...
Forse è che la vita quando sta per giungere al termine si ripropone a singhiozzi,cercando il punto più alto e luminoso attorno a cui lasciarci abbracciati,salvi, prima dell’addio. O forse (mio caro dottore,semmai è questa la pazzia inconfessata dell'età) è solo il suo modo di tenermi compagnia,l'unico di cui adesso è capace.
Ancora una volta quindi,vedrò il sole pennellare di ruggine e viola l'orizzonte e poi sparire,tutto dalla finestra di questa mia stanza,vecchia fino all'osso. Giorno dopo giorno dopo giorno...
Oppure no.
Potrebbe esserci un'altra spiegazione a questo incalzare che non mi lascia tregua. Qualcosa a cui non ho mai pensato, ma che solo a figurarlo sento una voragine calda aprirmisi al centro esatto del petto,dove nasce e muore ogni respiro. Potrebbe magari,non essere altro che la via di fuga più diretta per lasciare questa stanza troppo vecchia,troppo mia,prima che sia io stessa ad appartenerle. Sei tu? In effetti posso farlo adesso insieme a queste note piene di ricordi,loro hanno ali forti,posso infilarmi in una traiettoria sottile,non vista,e volare lontano...
E' facile come nient’altro se solo chiudo gli occhi.
Perché se chiudo gli occhi ho ancora vent'anni,le sue mani tra i capelli e l'amore di questa e di altre mille vite si dispiega davanti a me,talmente abbagliante,da eclissare il sole.
_________
T W E N T Y
years old girl
Se solo chiudo gli occhi dicevo,ho di nuovo vent’anni, e non sono altro che un timido abbozzo di donna che suda tutto il sudabile trasportando il peso di quattro bottiglie d’acqua minerale. E’ Luglio, e la canicola infierisce sugli Universal Studios di Los Angeles impigrendone l’ispirato fervore. Vedo l’afa tremolare salendo dall’asfalto e liquefarsi nell’azzurro pieno del cielo e mentre i miei superiori - cioè tutti - si concedono la pausa del primo pomeriggio, io arranco da una roulotte all’altra per distribuire quell’acqua che pur lungi dal miracolo, si sta velocemente trasformando in brodo. Mi chiamo Sue Edith Newman e nell’audace presunzione dei miei vent’anni ho le idee molto chiare sul futuro,fantasie ancora più vivide, e so ben due cose per certo.
Uno:da grande sarò una regista. Anzi,sarò Regista (con la erre grande) e vincerò premi,guadagnerò riconoscimenti,spezzerò l'egemonia maschile sulla macchina da presa.
Due:l'amore della mia vita,il mio futuro marito,il mio famosissimo,ricchissimo,corteggiatissimo e bello-come-il-sole principe azzurro è a pochi metri da me,dentro una roulotte parecchio più grande dell’appartamento in cui vivo, ed è del tutto ignaro della mia esistenza.
Considerando che queste due,come dire,premonizioni aleatorie di gigantesche proporzioni hanno appena tre giorni di vita e coincidono con l’inizio del mio lavoro qui, mi chiedo anche se non sia nient’altro che la polvere di stelle che si respira nell’aria a darmi alla testa…ma in fondo ho solo vent’anni,per cui non mi importa.
“Sue,mi raccomando ricordati di portare le valigie del trucco allo studio nove.”
“Uhu”
“E più tardi cominciamo le prove del servizio fotografico,fatti trovare nei paraggi nel caso in cui ci fosse bisogno di aiuto” annuisco.
“Sì zio.”
L’ometto che mi sta a fianco e si premura di aggiungere un altro paio di bottiglie alle quattro che stringo tra le braccia è Jim Bashfield,autore di numerosi programmi televisivi per la CNN nonché co-regista di Moonwalker,il lungometraggio a cui Michael Jackson –mio ignaro futuro marito- sta lavorando.
Ho chiesto di essere assunta come assistente/tuttofare/ultima ruota del carro di questa produzione sia per sbarcare il lunario sia per entrare in contatto con quel mondo che nutre ogni mia fantasia da quando ho imparato a pronunciare la parola CINEMA, del tutto all’oscuro del fatto che il destino stia prendendo le mie idee poco più che adolescenti sul serio.
La strada per i miei sogni di gloria dunque,comincia mentre poco dignitosamente carica come un mulo attraverso il lato Est degli Studios di Hollywood per raggiungere la roulotte cromata sulla porta della quale sono incise due lettere che dicono tutto:MJ.
*Dentro c’era troppa gente,faceva troppo caldo e lui aveva sete. Non ultimo,Jessica non voleva saperne di chiudere la bocca nemmeno per un secondo, e la testa stava cominciando a scoppiargli. Michael,il suo omonimo costumista,lo aiutò ad indossare la giacca piena di borchie sotto l’occhio della telecamera che la sua “amica” teneva in mano cinguettando come una cocorita,anzi,come un intero stormo di fastidiose,urticanti cocorite.
Karen gli tamponò il fondotinta sulla fronte,dove una macchia più chiara pareva non avere intenzione di starsene nascosta sotto il cerone. Odiava la consistenza appiccicosa di quelle tonnellate di trucco, ma odiava ancora di più somigliare ad una mucca pezzata. Si diede uno sguardo rapido allo specchio prima di chiudere gli occhi e sentire l’odore e poi la grana polverosa della cipria entrargli nel naso.
“Etciù!”
“Salute! Certo che sei intonato anche quando starnutisci baby.”
A quelle parole sorrise,con il suo disarmante,perfetto sorriso professionale che era abituato a tirar fuori ad ogni evenienza (anche la più scomoda) e subito cercò di ignorare di nuovo quel civettare zuccheroso. Lui che non era nemmeno lontanamente ingenuo come gli piaceva e gli faceva comodo far credere, sapeva quello che lei insieme alla stragrande maggioranza delle donne che gli stavano attorno voleva, e per un attimo pensò che sarebbe stato bello essere Jermaine,Jackie o un altro qualsiasi dei suoi fratelli per farla felice in dieci minuti e togliersela di torno. Almeno avrebbe smesso di trapanargli le orecchie con il suo ciarlare insensato. Bla bla bla bla…
“Credo che abbiano bussato.”
Bla bla bla…bla bla.
“Puoi mettere un po’ di trucco più scuro qui Turkle? Ai lati del naso,assottiglialo.”
“Sicuro.”
Chiuse di nuovo gli occhi e si affidò alle mani di Karen trattenendo il respiro per stare più fermo,lei era in grado di fare miracoli con spugne e pennelli.
“ MJ,vuoi anche il nastro adesivo per le dita?”
Chiese il costumista, e lui annuì prima che un’idea geniale venisse in soccorso suo e delle sue povere tempie, che già pulsavano fastidiosamente.
“Jess,puoi andare a cercarmelo tu?”
In un frullo di zucchero filato la vide volare fuori dalla porta un attimo dopo.
*
E’ la seconda volta che busso senza ricevere risposta. A quanto pare non solo non sa che esisto,ma per lui sono talmente inconsistente che il rumore delle mie nocche sul metallo non gli arriva nemmeno alle orecchie.
Issata sulle punte cerco di sbirciare dentro la roulotte e vedo delle teste passare da una parte all’atra,scomparire e riapparire poco dopo.
Forse dovrei urlare qualcosa, o magari saltellare davanti alla finestra nella speranza che qualcuno mi noti e venga ad aprirmi. Sto per lasciare alcune delle bottiglie a terra per sventolare almeno un braccio quando sento una voce femminile.
“Vado e torno!”
La porta sbatacchia un paio di volte mentre un lampo biondo si precipita giù dai pochi gradini che la separano dal terreno. Guardo la ragazza appena uscita allontanarsi a grandi passi e poi, notando che la roulotte è rimasta aperta, mi affaccio cautamente all’interno. Sento voci ma non vedo nessuno, poi compare un uomo con il codino e una spilla da balia tra le labbra che mi sorride prima di andarsene seguendo la bionda. Preso coraggio do un altro colpetto con la mano.
“E’ permesso?”
“Avanti!”
Inspiro,espiro,stavolta sono preparata.
Ieri è stato tutto così improvviso e tanta l’emozione che ho temuto che il mio stomaco, dopo il doppio tuffo carpiato,fosse riatterrato al posto sbagliato. Infilato dentro un polmone o anche annodato un po’ più su,direttamente nell’esofago. Michael mi ha guardata senza veramente far caso a me e per non più di due secondi,ma tanto è bastato per farmi perdere la cognizione di ogni cosa. Tutta colpa di quegli occhi. Mai in vita mia avevo visto occhi del genere. Un nero elettrico,così vivo,così indicibilmente carico che sono riuscita a desiderare solo di restare lì imbambolata a fissarli per sempre. E subito dopo ho pensato: Oh Cristo,lo voglio. Proprio questo.
“Sono venuta a portare l’acqua.”
La mia voce è un gracidio poco convinto mentre avanzo verso il tavolo più vicino.
“Poggiala lì tesoro anzi,mettila nel frigo.”
Mi fa eco la donna con una gran massa di capelli biondi affacciandosi dal separè.
*
“Ecco qui, ho finito Mike.”
Quando riaprì gli occhi le luci gialle delle grandi lampadine attorno allo specchio lo accecarono per un attimo. Sbatté le palpebre e si grattò la punta del naso che ancora prudeva un po’,poi diede un'occhiata. Ora andava molto meglio.
“Grazie Turkle.”
L’amica gli fece l’occhiolino,sorrise e cominciò a rimettere le sue cose nella grande valigia da trucco di pelle nera.
“Io vado,se hai bisogno…”
Seguì Karen allontanarsi con la coda dell'occhio e fu allora che la vide. Di spalle, una figura sottile con una quantità spropositata di ricci bruni stava allineando delle bottiglie sul tavolo mentre si guardava attorno (dietro,davanti,a destra e a sinistra con molta enfasi).
Non aveva mai visto tutti quei capelli,pensò, o forse sì,il giorno precedente di sfuggita,ma c’era veramente tanta gente che gli girava attorno per ricordare tutte le facce e in quel momento non riusciva proprio ad essere sicuro che si trattasse della stessa persona. Poggiò il day planning al quale aveva intenzione di dare un’occhiata sulla sedia da trucco.
“Stavi cercando qualcosa?”
Chiese,e subito la vide trasalire e girarsi di scatto.
“No.”
Silenzio.
“Cioè,sì…il frigo,per queste.”
Alzò una bottiglia mentre con un sorriso incerto faceva scivolare gli occhi sul suo viso, senza tuttavia soffermarsi in nessun punto particolare. Michael trovò subito che quella ragazza somigliasse un po’ a Janet,gli zigomi alti e sporgenti,il naso piccolo e dritto,non troppo alta,con la differenza che la sua pelle era più chiara e le iridi di un verde intenso.
“E’ lì.”
*
Ottimo inizio,complimenti a me. Ho il frigo giusto davanti al muso e non l’ho visto,non sono riuscita a metterlo a fuoco. Sto facendo la figura dell’idiota e questo non combacia esattamente con i miei piani,non combacia con i piani di nessuna donna che voglia sedurre un uomo a dire il vero…
Mi sorride amichevole anche se non lo sto nemmeno guardando bene in faccia,d'altra parte lo dicono tutti che è gentilissimo. Devo respirare prima di diventare blu. Gesù,è cento volte più bello di come appare in foto. Ma che vado blaterando,mille volte più bello. Calma, resta calma,sopprimi le tue cazzo di emozioni e dì qualcosa per l’amor del cielo.
“Oh...”
OH.
Oh,sono una perfetta imbecille scusami.
Oh,sono rimasta così abbagliata dalla tua bellezza mozzafiato che non ho visto a un palmo dal naso.
Oh,se smetti di sorridere forse riesco anche a ricordarmi come si fa a respirare.
Ho voglia di correre fuori e mettermi a gridare come un’isterica e invece pigolo solo:
“Grazie.”
Lentamente prendo due bottiglie e mi avvicino al frigorifero,lo apro e le ripongo nel ripiano più in basso cercando al contempo di infilarmici anch’io...e sparire.
*
Ha un bel culo. Un bel culetto alto,pensò vedendola accucciarsi,mentre il tintinnare delle bottiglie era l’unico suono udibile nella roulotte. A lui era sempre piaciuto guardare le donne,principalmente quando non potevano vederlo,perché trovava che perdessero tutta la naturalezza se coscienti di essere osservate. Gli piaceva guardarle ed il suo cervello funzionava esattamente come qualsiasi altro cervello maschile,per cui notò subito che la ragazza che portava l’acqua aveva un gran bel culo.
Ripescò gli occhi seguendo la curva della schiena che si tese di nuovo prima che lei si girasse e portò alle labbra una delle bottiglie per placare finalmente la sete.
*
“Ewww”
Un verso di disgusto e l’orrore che cresce velocemente nel petto. Michael stira le labbra poggiando sul tavolo una delle bottiglie d’acqua dopo averne preso un sorso. Cazzo,lo sapevo.
“E’ calda come…come…”
Momento di silenzio in cui esalo l’ultimo filo di ossigeno che ho nei polmoni.
“Come pipì.”
Chi ha detto pipì. Chi ha detto pipì?? Io non ho detto pipì,no.
Michael comincia a ridere.
Ho detto pipì.
“Esatto!”
Ho detto a Michael Jackson che l’acqua che ha appena bevuto è come la pipì.
“Mi dispiace,questa è la roulotte più lontana e io ho bussato due volte ma nessuno mi ha sentito,sono stata fuori un quarto d’ora e…è diventata così.”
“Come la pipì,sì.” E giù a ridere.
La cosa pare divertirlo come un bambino,i bambini si divertono molto a parole come: pipì,cacca,caccole e simili. Non so se mi stia prendendo in giro, ma io sento le guance in fiamme e non ho ancora una volta il coraggio di guardarlo negli occhi.
“Fa nulla,se ci aggiungo un po’ di miele e limone aiuta a scaldare la voce lo sai?”
“Mi dispiace…”
Voglio seppellirmi ORA. Che qualcuno mi seppellisca sul set del cimitero Cherokee qui vicino ,visto che ci siamo.
“Anche se non devo cantare…”
“Sono mortificata ora ne porto subito un’altra già fresca.”
“Hey…”
“Non volevo,mi spiace,mi spiace.”
“Va bene,non c’è bisogno che ti scusi ancora.”
Povera mentecatta che sono.
“Mi scu…”
Alza una mano e mi fa cenno di smettere. Solo allora mi rendo conto di essere diventata petulante. Come se già non avessi fatto la mia figuraccia.
“Non fa niente ti ho detto. Non è mai morto nessuno bevendo dell’acqua calda,anche se è calda come la pipì.”
Sento la sua voce tingersi di nuovo di divertimento alle ultime parole e sospiro annuendo.
“Sei nuova?”
Lentamente alzo lo sguardo, e vedo che con molta tranquillità prende un altro sorso dalla bottiglia incriminata. Sbarro gli occhi,ma lui stavolta rimane impassibile.
“Ho cominciato due giorni fa,sono la nipote di Jim,il regista.”
“Ah Jim!”
Già…lui. Jim… sì. Ora tocca a me dire qualcosa…. Vediamo,settore convenevoli:è un onore conoscerti, oggi è bello il tempo, sono così emozionata che sto facendo la figura della demente... Ma nulla.
“E come ti chiami?”
“Sue.”
E anche Edith e Newman. Due nomi e un cognome fanno più conversazione di tre lettere,ma neanche questi mi escono.
“Piacere di conoscerti allora, Sue.”
E’ proprio gentile,educatissimo,al posto suo io già mi sarei mandata via anzi,mi sarei cacciata fuori a pedate.
“E…grazie dell’acqua.”
Ecco appunto.
“Prego.”
Sorrido,di nuovo con le guance in fiamme e poi a grandi passi mi riavvicino alla porta ancora aperta.
“Ciao,alla prossima.”
In risposta agito la mano,anzi, agito la mano come un’idiota prima di saltare letteralmente giù dalla roulotte, sperando di trovare uno strapiombo di 20 metri sotto.
Povera me,c’è solo il solido,polveroso terreno.
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10-31-2011 12:28 PM #2Member
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Graditissima Effu!
Scrivi magnificamente.
Un abbraccio.
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11-01-2011 01:38 PM #3Senior Member
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Bellissimo il Prologo ed il Primo Capitolo. Divertente il loro primo incontro. Aspetterò con immensa gioia il prossimo
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11-01-2011 04:02 PM #4Senior Member
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Pat bella,grazie,un abbraccione! :*
T H I R T Y(EEN)
years old boy
Per fortuna ogni tanto assumevano ancora qualcuno di divertente. La ragazza della pipì,cioè dell’acqua,era divertente,parecchio buffa. Michael guardò la bottiglia ancora stappata sul tavolo sghignazzando un po'. Ne aveva preso un altro sorso solo per farla sentire un più a suo agio(era talmente imbarazzata poverina) ma aveva ancora sete e per questo aprì il frigo ed afferrò un cartone di succo di mirtillo gelato,se ne versò un bicchiere e poi si avvicinò al telefono pensando al da farsi.
Aveva ancora mezz'ora di relax prima di tornare sul set. Si disse che avrebbe potuto chiamare la sua Elizabeth e fare due chiacchiere senza pensieri,o magari Liza e chiedere notizie del padre malato,era tanto che si riprometteva di sentirla, ma non aveva ancora trovato il tempo.
Oppure…
Oppure,molto più semplicemente avrebbe potuto chiamare Sean Lennon ,che attualmente distava solo cinque roulotte e qualche camion di attrezzature da lui, e macchinare un nuovo esilarante scherzo, esattamente come avevano fatto il giorno precedente. Cavoli,solo a pensarci già ricominciava a ridere.
“Hey Sean!”
Una delle cose più esaltanti del cominciare un nuovo lavoro per Michael, era il fatto che la gente ancora non lo conoscesse davvero. Certo sapevano il suo nome,avevano imparato i suoi passi e le sue canzoni,qualcuno si vantava anche di essere al corrente di quali fossero i suoi gusti e le sue eccentricità,ma nessuno sapeva che il passatempo preferito di Michael Jackson -l’animale da palcoscenico invasatore di folle,l’uberstar - fosse qualcosa di veramente semplice, e anche veramente infantile:fare scherzi. Mentine sotto le scarpe,fialette puzzolenti,petardi,gavettoni,una volta aveva fatto prendere un colpo a Karen infilandole un serpente finto nella valigia del make up. Si era spaventata così tanto che gli aveva mollato un ceffone,ancora ne ricordava il sonoro SLAP.
Dopo massimo una settimana comunque,tutti si guardavano già bene dai suoi scherzi e stavano allerta,ma per quel breve lasso di tempo che intercorreva tra un nuovo ingaggio e la presa di coscienza che il Re del Pop si divertiva come un ragazzino di 13 anni, lo spasso (solo per lui certo), era assicurato.
Come nei migliori copioni dunque,il giorno prima aveva battezzato le ballerine con delle fialette allo zolfo, e le poverette si erano viste costrette a girare tutto il tempo con i loro bei vestiti di satin anni 30 impregnati di un puzzo bestiale d'uovo marcio. Il tutto mentre lui ed i bambini ridevano a crepapelle.
Si schiarì la voce sedendosi sul divano e sbrogliando il filo del telefono che gli si era attorcigliato attorno al braccio.
“Ascoltami ho una cosa nuova da provare per oggi,Kellie e Brandon sono lì con te?”
*“Zio davvero è stato terribile,ma non sapevo che fare e non potevo tornare indietro,prendere altre bottiglie e...”
Il mio tono preoccupato non pare scomporlo di un millimetro.
“La prossima volta stai semplicemente più attenta Sue.”
“Credi che se la sia presa?”
Mi ascolta a malapena mentre scartabella dei fogli pieni di nomi che spunta uno dopo l'altro. Sospiro,sono un fallimento e mi merito di fare l’attaccapanni come ora.
“Porta questi alla lavanderia in fondo al capannone 7 e poi torna qui perché dobbiamo cominciare lo shooting.”
Aggiunge altri tre abiti (uno verde ed due azzurri) a quelli che mi ha già affibbiato.
“Ma cos’è questo tanfo,vengono dalla discarica per caso?”
“E’ una storia lunga ma niente di strano con…”
Sembra esitare un attimo,mi guarda alzando le sopracciglia e poi mi fa un cenno con la mano.
“Vai adesso.”
Ok è cominciata male ma sono comunque a Hollywood. Universal Studios,il grembo materno del cinema,posso quasi respirare la storia,questo posto esiste dal 1912,ha 86 cazzutissimi anni e ha visto tutti i mostri sacri,le leggende,le pietre miliari della pellicola. Kubrick,Scorzese,Coppola e Leone. Ma quanto puzzano questi cosi? Guardo le mie sneakers un passo dopo l’altro e realizzo con un piacevole brivido lungo la schiena che sto camminando dove Spielberg ha camminato. Il mio mito è stato qui,ha guardato questi muri,questi sassolini per terra,ha respirato quest’aria…beh,più o meno. Certo puzzava di meno.
Forse dovrei cominciare ad andare a zig zag in modo da essere sicura di calpestare almeno un centimetro di suolo dove anche lui ha poggiato un piede,oppure toccare tutte le maniglie che incontro,avrà aperto una qualche porta no?Uh, e poi dovrei trovare un attimo di tempo per ficcanasare sul set de Lo Squalo e poi su quello di Indiana Jones e poi certo,quello di ET.
“Telefono Casa!“
Il pensiero del piccolo alieno impallina il folle volo della mia fantasia e mi riporta bruscamente a terra, ricordandomi Michael,le bottiglie e la pessima figura di poco prima.
Meglio cercare la lavanderia.
“C’è nessuno?”
L’ambiente è buio,richiudo la grande porta di metallo e subito l’odore di sapone e amido mi assale. Gigantesco anche qui. E’ tutto enorme in questo posto,tutto a misura di... colossal,come è in effetti giusto che sia.
“Ho portato dei costumi da lavare”
Una signora sulla cinquantina, con gli occhiali da vista calati a tre quarti sul naso mi scruta masticando una cicca senza dire una parola. Suppongo che debba interpretarlo come un:
“Ma certo,prego cara,accomodati da questa parte.”
E così mi avvicino e poggio la gran massa di vestiti puzzolenti sul bancone.
“Ecco qui,non sono macchiati solo che…tanfano come l’inferno.”
La donna storce il naso schifata,li raccoglie e conta i pezzi.
“Non so cosa sia successo…”
Dico stringendomi nelle spalle.
“Penso che a qualche idiota piaccia divertirsi con poco.”
*Michael scrutò attraverso la tendina della roulotte per controllare che fuori non ci fosse ancora nessuno.
“Ma non se la prenderà? Non sarà arrabbiata con noi poi?”
La piccola Kellie pareva la più restia a mettere in pratica il piano che lui,Brandon e Sean avevano appena concordato riempiendo fino a scoppiare le loro pistole ad acqua.
“Ma no!Si bagnerà solo un pochino.”
Rispose Michael con tono noncurante.
“Un pochino?”
La rassicurò con un ulteriore sorriso ed una carezza sui capelli, affidandole l’ultima delle grosse pistole ad acqua che lui ed i suoi amici impugnavano già strette, poi si rivolse ai ragazzi.
“Allora,ripasso:tra poco arriverà perché mi sta cercando,ok?Ho lasciato detto che sarei venuto qui,da Sean.”
Tutti annuirono,i bambini con decisione e complicità da commilitoni,la piccola accennando giusto un timido sì con il capo.
“Quando bussa noi le apriamo la porta restando nascosti e in silenzio,e poi al primo passo…”
“SPLAAAAAASHHHHHH”
Brandon agitò la pistola ed eruppe con un urlo selvaggio che nelle sue intenzioni aveva probabilmente il rumore dello scroscio dell’acqua e Sean,fomentato,gli fece eco. Grida,ancora grida e poi risate.
Michael si tenne la pancia e buttò indietro la testa immaginando i lunghi capelli biondi di Jessica fradici ed appiccicati come alghe, ma soprattutto la sua bocca (la sua grande bocca sempre troppo piena di parole) spalancata in un grido terrificato e muto di sorpresa...e gelo.
“Hee hee” sghignazzò. Sì,si divertiva decisamente con poco.
*Mi annuso le mani.
Che schifo. Sanno ancora di uovo marcio,poi la canotta bianca che indosso. Maledizione,impregnata pure questa.
Non mi stupirei se la gente cominciasse ad evitarmi come un’appestata adesso e cavolo,non ho nemmeno il tempo per darmi una rinfrescata o cambiarmi. Cazzo,ma tu guarda...
Di pessimo umore seguo di nuovo la strada che ho appena fatto,stavolta senza pensare a Steven Francis o Stanley,bensì al fatto che sembro un ratto appena uscito da una pattumiera ed ho un intero pomeriggio di lavoro avanti. Che puzza,che dannatissima puzza,merda.
“Scusa! Hey tu scusa!”
Colta nel bel mezzo del mio rosario di silenziose imprecazioni mi giro di scatto, e riparandomi dal sole con una mano riconosco la ragazza bionda che ho visto meno di due ore fa scodinzolare giù dalla roulotte di Michael. Notando che mi sono fermata accenna una piccola corsa per raggiungermi.
“Ciao!” Sorride scoprendo un' abbagliante fila di denti candidi e perfettamente allineati.
“Scusa,sapresti dirmi dov’è la roulotte di Sean Lennon per caso?”
Sean Lennon Sean Lennon…Ah,certo è uno dei bambini protagonisti.
Faccio di sì con la testa,sorridendo di rimando.
“E’ da questa parte, vieni che ti faccio vedere.”
Mi si affianca ancora sorridente,prima di rendersi conto che è vicino ad un uovo marcio ambulante ed arretrare un po’. Ha la gentilezza di non dire nulla, ma glielo si legge in faccia che le faccio quantomeno schifo e a quel punto vorrei solo -di nuovo- sprofondare nelle viscere della terra.
"Siamo quasi arrivate."
Raggiungiamo il grande spiazzo dove sono sistemate le roulotte di tutti gli attori protagonisti del film. Sulla destra Joe Pesci,in fondo (molto in fondo per fortuna) quella di Michael Jackson e sui lati quelle dei tre bambini.
“Dovrebbe essere qui,vediamo.”
“Michaeeeeelllll!”
Trasalisco quando comincia ad urlare. Ma cosa c’entra Michael adesso? Non cercava Sean?
“Michaeeeeeelllll!”
Questa strilla peggio di una sirena. Meglio trovare la roulotte in fretta. penso salendo le scalette della prima.
“Ecco forse è questa qui.”
Le dico vedendo che sulla porta ci sono un paio di scarpe da ginnastica appese per i lacci. Sono evidentemente da ragazzino, e da questo deduco di avere il 50% di possibilità di essere nel giusto. O Brandon o…
“Sean? Sean Lennon è permesso?”
Busso un paio di volte alla porta con il dorso della mano e pochi attimi dopo la vedo aprirsi lentamente. Faccio cenno alla ragazza di seguirmi.
“Posso?C'è nessuno? Cerca…”
E poi so solo che mi manca il fiato,spalanco la bocca per la sorpresa ed il gelo che mi è piombato addosso e non riesco ad emettere neanche un minimo,fottutissimo suono.
Dietro di me soltanto:
“Michael! Ti ho portato lo il nastro per le dita.”
***
“Sue,ci sei ancora?”
“Aspetta un attimo,metto a scaldare la cena e arrivo.”
“Dì a quel toporagno del tuo cane di stare zitto per favore. Riesco a malapena a sentirti con tutto il casino che fa.”
Guardo ai piedi del divano dove Tiptoe saltella abbaiando furiosamente in cerca di attenzioni.
“Amore della mamma,chi è l’amore della mamma eh? Chi è il mio volpino incazzatissimo? Tiptoe,tiptoe bello lui…”
Mollo il cordless sul divano e metto in forno una pizza surgelata. Mario’s Vesuvio double cheese ,le mie 580 calorie preferite.
Riprendo il cordless.
“Ti ricordo che me l’hai regalato tu,tesoro.”
La rimbecco prendendo in braccio il cane che comincia a leccare, prima il ricevitore del telefono, poi la mia faccia.
“Pallettina di pelo,sei incazzato come me vero?”
Sono al telefono con mia sorella. Mia sorella Anjelica studia danza alla Juilliard di New York ed ha un anno esatto più di me. E quando dico esatto è proprio quello che intendo,siamo nate lo stesso giorno dello stesso mese,solo a 365 giorni di distanza l’una dall’altra.
“Quindi questa figura di merda l’hai fatta proprio davanti a lui?”
“Quale figura di merda! E’ lui che mi ha fradiciata insieme agli altri tre mocciosetti. Loro e quelle stupide pistole ad acqua…”
Mia sorella scoppia a ridere sentendo il mio tono indispettito. Mi conosce come le sue tasche e siamo unite come non mai,siamo una cosa sola anzi,lo siamo sempre state. In tanti ci invidiano,invidiano il nostro rapporto,la complicità oltre ogni immaginazione,l'affetto che ci lega. Abbiamo fatto tutto insieme: la scuola,le feste,il primo bacio,i primi ragazzi,le prime delusioni e poi le seconde le terze…
Per quanto poco senso possa avere, l'ho sempre considerata più di una sorella,più di un’amica e,anche se è solo di un anno più grande di me,anche più di una madre sotto certi punti di vista.
Poi è partita. La separazione è stato un grosso trauma per entrambe,ma era necessaria. La sua passione è sempre stata il ballo,ha sempre vissuto sulle punte dei piedi,leggiadra come una libellula,delicata come una rondine che sfreccia nel cielo,tutto il contrario della sua goffa,impacciata sorella minore. New York è stata la scelta giusta, anche se la lontananza fa male.
“Sì ma dimmi com’è. Che ti fa bagnare lo sapevo già da un po’.”
Dice sghignazzando.
“Zitta che fa bagnare anche te. Me lo hai sempre detto, e ti ricordo che la prima ad appendere il poster in camera sei stata proprio tu.”
“Ce l’ho ancora!L’ho portato qui, ricordi? Mi ci rifaccio gli occhi la sera quando sono stanca morta..Ma rispondi alla mia domanda,com’è?”
Tolgo le scarpe e mi lancio sul divano sospirando.
“Ehhhhhhhh. Bello da morire. Non hai idea di come sia...perfetto dal vivo.Ha quegli occhi,e quel sorriso e quei capelli… Ohhhhh.”
“E’ alto?”
“Non troppo,cioè,il giusto.”
“Magro come sembra?”
“Sì,ma se lo vedessi non lo definiresti magro. Asciutto e…prestante,ecco. Te lo dico,penso che sia tutto un fascio di muscoli,nemmeno un grammo da buttare.”
“Parli come se lo avessi visto nudo.”
“Bocca tua santa sorella! Ma se l’avessi fatto sarei morta sul colpo. Uh,aspetta che mi si brucia la pizza.”
La sento ridacchiare all'altro capo.
“Ti aspetto.”
Spengo il forno,butto la pizza nel piatto e prendo una lattina di Pepsi,torno al telefono già masticando.
“E la sai una cosa?”
“Cosa?”
“L’ho beccato che mi guardava le tette.”
“Cooooosa?”
“Ti dico,l’ho beccato che mi guardava le tette! Oggi ero completamente fradicia Jelly sai,e portavo una canotta bianca.”
“Senza reggiseno come al solito immagino,sgualdrina!”
“Cosa lo metto a fare il reggiseno? Il reggiseno,lo dice la parola,serve a reggere il seno... ed io non ho il seno.”
“Ah questo è vero. Taglia retromarcia.”
“…Confortante come sempre ,sorella.”
“Stai tranquilla Sue,dopo la doppia figuraccia di oggi potresti anche essere Miss California e comunque avresti il fascino di un sacco di patate su di lui.”
“Oh si,grazie tante per avermelo ricordato di nuovo.”
Sospiro.Aimè temo che abbia proprio ragione.
“Comunque credo che abbia già la sua Miss California."
Morso alla pizza,tanto chissenefrega se ingrasso.
"Bianca,capelli biondi,sorriso mettiti-gli-occhiali-da-sole-altrimenti-ti-acceco…si chiama Jessica mi pare di aver capito. “
“Jessica eh? Ti ricordo Brooke Shields,la bambola...hai presente? Quello è il suo standard.”
Già,ce l'ho presente fin troppo bene.
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11-01-2011 05:02 PM #5Senior Member
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Sei sempre gradita.
Penso che la leggerò nuovamente dall'inizio. :love1:
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11-01-2011 05:12 PM #6Senior Member
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Fare scherzi era tipico di Michael e i giornalisti che gli scrivavano cavolate sul suo conto non sapevano che aveva un gran cuore e anima. Comico quando Michael assieme ai bambini l'hanno fradiciata con le Pistole ad Acqua. al suo posto non mi sarei lamentata quando guardava il seno. Aspetterò il prossimo
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11-02-2011 10:37 AM #7Senior Member
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Ilaria :* grazie anche a te di essere qui!
O K E V E R Y B O D Y
that's a crap
"E taglia!”
Michael abbassò le mani e rilassò l’espressione,Joe smise di digrignare i denti,tolse i malefici occhialetti che quasi gli rientravano nelle orbite e tese una mano per aiutarlo a rialzarsi da terra.
“Bella questa,mi hai fatto quasi paura Joe!”
Lo stuzzicò ironicamente una volta in piedi,ma l’uomo parve non badarci e si allontanò veloce chiedendo dell'acqua.
“Perfetto,perfetto così!”
Jerry batté le mani due volte guardando il piccolo schermo che aveva davanti,dove l'immagine della colluttazione era rimasta fissa sull'ultimo secondo.
“Puoi farmi il replay la scena Jerry? Sei sicuro che l’inquadratura in quel modo sia più efficace? Sai non vorrei che sembrasse…non lo so,forzato.”
Michael gli si avvicinò sciogliendo il codino basso con aria pensierosa. Nel sentirlo il regista si portò pollice ed indice alla base del naso e la massaggiò lentamente,poi gli rivolse uno sguardo esasperato.
“Mike è la quindicesima volta che facciamo questa scena,è perfetta,esattamente come la vogliamo,perché continui a non essere convinto?”
Era vero. Tecnicamente non c'era nulla fuori posto: Mr Big scopriva lui e Katy,legava la bambina,Michael cercava di salvarla ma veniva preso in trappola e poi cominciava la lotta. Eppure non si dava pace.
Jim e Colin,i co-registi, si avvicinarono al monitor dal quale Michael stava rivedendo la sequenza appena girata. Avevano sentito il tono irritato di Jerry ed erano guardinghi nel caso in cui il collega fosse stato tentato di azzannare una carotide da un milione di dollari.
“Non lo so,non lo so non mi piace. C’è qualcosa che non quadra…”
“Ma perché MJ,vorrei sapere cosa c’è che non ti piace.Tu corri, lui ti tende una trappola,rete,ti cattura e poi minacce e urla,tante urla. E’ meraviglioso! Ragazzo mio,secondo me non sai nemmeno tu quale sia il problema per il semplice fatto che non c'è un problema!”
Michael si portò una mano al mento. Effettivamente Jerry non aveva tutti i torti,quello non era il risultato che avrebbe voluto ottenere,ma d’altra parte non aveva nemmeno un’idea precisa di cosa volesse. Sapeva solo che non era soddisfatto.
Prese una bottiglia di Gatorade mentre qualcuno già gli buttava un asciugamano sopra le spalle e diede un’occhiata eloquente ai registi.
"Non lo so,ma non va bene."
Si limitò a dire.Testardo e perfezionista com’era non aveva la benché minima intenzione di cedere ed ottenere un risultato "così così",solo per andare avanti.
Jerry si accese una sigaretta con la mano che tremava dalla rabbia.
“Senti io ne ho abbastanza. Facciamo così,mezz’ora di pausa e poi di nuovo tutti qui. Rinfrescati il cervello e se non hai una soluzione per la fine del break passiamo oltre."
Gli sbraitò contro mentre lui già non lo guardava più.
Michael fece per andarsene e allora Jim,il più tranquillo dei tre,gli corse dietro e mettendo un braccio attorno alle sue spalle lo portò fuori dal set.
“MJ,riposati. Ti mando qualcosa da mangiare alla roulotte? Hai bisogno di acqua,frutta,un gelato?“
Chiese portandolo più lontano possibile dagli improperi che Jim gli stava lanciando dietro.
“No,veramente no,grazie.”
Disse con gentilezza mentre Karen si avvicinava per tamponargli il sudore e fissare il trucco. Rabbuiato,pensò altri due secondi a quell'inutile pausa che gli era stata imposta e poi parlò.
“Anzi,Jim,una cosa. Potresti mandarmi Sue?”
*Nondevoessereagitatanondevoessereagitatanondevoess ereagitatanondevoessereagitatanondevoessereagitata nondevoessereagitatanonde...
Non.Sono.Agitata. Ho solo la bocca asciutta come il deserto,le mani sudate da fare schifo e il cuore che ce la sta mettendo tutta per stabilire un nuovo record del mondo. E dire che ero in ufficio e stavo tranquillamente perdendo 9/10 della mia vista per annotare tutte le spese di food and beverage come aveva chiesto mio zio quando mi è venuto il primo colpo della giornata: Spalanca la porta "Sue,Jackson chiede di te,è nella sua roulotte." Chiude la porta.
E ora che vuole? Procedo lentamente,guardandomi attorno con sospetto,magari si annoia e vuole farmi un altro scherzo,o prendermi un po’ in giro,o entrambe le cose. Che ne so,potrei piacergli come bersaglio.
Mancano pochi metri,li percorro a testa bassa e poi con il cuore in gola busso.
TOC TOC
Silenzio.Se non risponde entro dieci secondi giro i tacchi e me ne vado.
"Nove…otto…sette…sei,vai che quasi ci siamo,cinque..."
“Avanti è aperto.” Come non detto.
Giro la maniglia e sono dentro. Dentro dove pare essere passato un tornado. Il disordine regna assoluto,ci sono vestiti ovunque,scarpe ovunque,cinture,fibbie e cinghie ovunque,guanti,riviste a terra,un kit per il cucito sopra al tavolo,due pennelli da trucco dentro un vaso da fiori,in un cestino con la frutta un paio di occhiali da sole,snack alle arachidi sul divano,sulla soglia un paio di scarpe sulle quali quasi inciampo. Sicuri che sia lo stesso posto di ieri?
Michael è fermo davanti al lavandino,le maniche della camicia celeste arrotolate sugli avambracci,sta lavando qualcosa,una mela.
“Sue!”
E nonostante il pandemonio che ci circonda basta il mio nome sulle sue labbra per far sì che lo stomaco mi diventi più incasinato dell'intera roulotte.
“Buonasera…Mr…Salv…”
Balbetto tentando di raccapezzarmi.
“Ciao Michael va benissimo.”
E ride di già.
“Ciao Michael.”
Sorrido timidamente e ingoio un rospo di mezzo chilo.
"Ha detto mio zio che volevi vedermi. Ti serve qualcosa?"
"Niente di particolare in realtà." Si asciuga le mani e poi da un morso alla grossa mela verde. E dire che non avevo mai considerato i vantaggi dell'essere una mela verde prima d'ora.
“Ti ho fatta venire perché volevo scusarmi.”
Eh?
“Per ieri.”
Il mio sguardo deve mostrare chiaramente la sorpresa,perché subito dopo mi regala un sorriso da far sciogliere l’Artide intero. Sincera:questo non me lo sarei mai aspettato.
“Il bagno era per Jessica sai,come ho provato a spiegarti.”
Già,le spiegazioni dovevano essere quelle lettere alla rinfusa tra un AHAHAH e un altro.Non mi stupisce che non le abbia capite.
“Mi dispiace di averti fatto prendere un infarto.” Aggiunge abbassando un po’ la voce e guardandomi negli occhi.
“E di averti schizzato dell'acqua gelata.”
Spegne un po’ il sorriso concedendomi in questa maniera la forza di muovere qualche muscolo facciale.
“Non fa niente davvero. Tanto…non è nulla.”
Beh ovvio che non fa niente,come se potessi anche permettermi di protestare,di dirne quattro a Michael Jackson. Però è carino da parte sua scusarsi,e molto educato anche,in più,se proprio devo essere sincera,c'è da dire che puzzavo come la morte,per cui la doccia è in qualche modo cascata a fagiolo.
"E' ok,davvero."
Sorrido un po' più convinta di prima e lui si avvicina.
“Siediti,vuoi qualcosa da bere?”
La sua voce è morbida ed estremamente cordiale adesso, ed anche se sono davanti all'uomo più sexy del mondo ed i miei ormoni ballano la samba riesce a mettermi un tantino più a mio agio.
“Sicuro? Non disturbo?” Dico con una vocina.
In risposta libera un divanetto beige da un mucchio di pantaloni affastellati e mi fa cenno di sedere. La luce del tardo pomeriggio filtra dalle tendine semichiuse alle mie spalle,e manda un bel tepore sulla pelle nuda delle braccia intirizzite per l’aria condizionata.
“Siamo in pausa,Jerry e gli altri sono arrabbiati con me…mi hanno mandato a rinfrescarmi le idee.”
“Già,ho visto.”
“Hai visto?”
Domanda curioso alzandosi di nuovo per aprire il frigorifero dentro il quale tentavo di sparire solo ieri.
“Huh. Ero nascosta dietro una delle scenografie del laboratorio,non mi perdo un ciak.”
Un attimo dopo porta al tavolo un vassoio blu con delle bevande varie e due bicchieri sopra. Niente Whisky,niente Brandy,Cognac,nemmeno un Gin. Niente che possa essermi d’aiuto per non pensare a quanto sia tremendamente bello insomma,quindi decido per un banale bicchiere d’acqua.
“Uh,ma non dirlo a mio zio ti prego! Mi ucciderebbe.”
Ride ed annuisce.
“E come ti è parsa l’ultima scena?”
Chiede a bruciapelo, mentre porto alle labbra il bicchiere che ha appena riempito. Oddio e ora cosa gli dico... Penso,deglutendo molto lentamente in modo da avere più tempo.
Dunque: Lenta. Forzata. Fuori luogo. Quali di questi è l’aggettivo meno negativo?
“Pessima.” Certo non questo.
Michael mi guarda,un lungo sguardo indagatore,serio, poi prende il suo bicchiere,lo riempie e un secondo dopo mi punta gli occhi addosso,di nuovo. Ora mi caccia,me la sono cercata.
“Lo credo anche io. Ma Jerry e gli altri non vogliono darmi retta.“
Sospira portandosi alle labbra l'acqua e prendendone un primo sorso mentre il mio cervello bacato è già proiettato alla prossima telefonata con Anjelica: Cos’hai fatto di bello oggi Sue? Oh,nulla. Sono stata invitata a bere qualcosa con Michael per discutere sulle ultime scene di Moonwalker,ah!Mica pizza e fichi.
“Non posso farci niente se sono perfezionista. Non rifilo schifezze,non io.”
La sua voce mi risveglia dalle pavoneggianti fantasie. Si alza dal tavolo e si dirige verso il separé, offrendomi la celestiale visione della sua figura perfetta. L'ho detto io,nemmeno un grammo da buttare.Tuttavia il discorso si è fatto scomodo dopo il mio exploit,forse non avrei dovuto permettermi di giudicare, anche se ho detto solo la verità,ovvero che quella scena non è tagliata per il film.
“Parlerò con tuo zio comunque,Jim mi sembra il più ragionevole.”
Dice da dove non posso vederlo, mentre lo sento rovistare rumorosamente in un cassetto. E mio zio non gli darà retta a meno che non sappia esattamente dove andare a parare. Lui non lo sa,mi pare chiaro. A quel punto mi mordo la lingua,una,due volte,ma un attimo dopo non riesco più a trattenermi.
“Io non credo che girarla di nuovo sia la soluzione al problema Michael.”
Dico tutto d'un fiato,e l'impressione di essermi giocata il lavoro mi scivola di nuovo addosso,gelida.
“Se posso permettermi certo…”
*Michael guardò ancora una volta il foglio sul tavolo mentre da fuori giungeva la voce di Carl,l’aiuto regista,che richiamava tutti sul set.
ESTERNO: SOPRA TETTO
I bambini guardano la strada.
MJ Esce dalla casa e si abbassa il cappello osservando il cielo stellato.
*Scena del laboratorio fino alla battuta Mr Big: Prendeteli! (senza minaccia di morte!)*
ESTERNO:Fuori dalla casa.
Colpi di mitra trivellano vetrine e abitato. Mr Big sgranocchia noccioline. Il plotone si allinea e Mr Big ride.
MR BIG:
“E’ stato fantastico. E’ stato veramente grandioso. Adesso portiamolo via al covo ragazzi,andiamo!”
Vede la giacca,nessun corpo. *molto arrabbiato*
MR BIG:
”Ma dov’è finito!?”
Ombra di MJ che corre via.
MR BIG:
"Eccolo là catturatelo prendetelo,uccidetelo!"
ESTERNO: Strade della città
Inseguimento,le truppe di Mr Big si dividono per circondare MJ. Buio,fumo dai tombini,gioco di ombre (tipo gangster anni 40 ) MJ cerca disperatamente un posto in cui nascondersi. Mr Big dà ordini alla truppa tramite megafono. * magari un branco di cani all'inseguimento può aggiungere suspence.
Viene spinto in un vicolo cieco,Mr Big esulta.
E sotto appuntato con una grafia diversa.
MJ si trasforma in una supercar e scappa dai cattivi.
Quella era una grande idea. L’inseguimento d’effetto,i colpi di mitra e i bambini che temevano per la sua incolumità,una scena un po’ "Nemico Pubblico" un po’ “Il sospetto”,come l'aveva definita Sue,ecco ciò che cercava. Ovviamente il tocco di classe in fondo,quello della supercar, l’aveva dato lui,ma per il resto era tutta farina del sacco di quella ragazza dai capelli indomabili,la voce dolce (ed un bel culetto) che molto animatamente e con uno scintillio meraviglioso negli occhi aveva scritto quella piccola sceneggiatura in quattro e quattr’otto davanti lui. Mica male...
E in questo modo ci sarà anche l'aggancio immediato per Smooth Criminal dopo,perfetto!
Pensò mentre Sue davanti a lui si strofinava i palmi delle mani sul davanti dei jeans.
“MJ siamo pronti a cominciare.”
La voce di Carl stavolta giunse accompagnata da due colpi alla porta.
“Beh…è stato un piacere. Sono contenta ma non è niente di speciale.”
Gli sorrise arrossendo e farfugliando ancora qualcosa,imbarazzata. Michael la ringraziò -almeno altre tre volte molto calorosamente in realtà - e poi aprì la porta della roulotte dalla quale Sue scese con un balzo.
Quando i registi lo videro con in faccia lo stesso sorriso di un bambino la mattina di Natale si guardarono stupiti, e dentro di loro seppero che c'era da preoccuparsi.
“Sentite,ho trovato quello che voglio.C'è da fare una modifica alla sceneggiatura.”
*Riaggancio la cornetta della cabina telefonica appena fuori dagli Studios. Anjelica non ha risposto e la immagino alle prese con una piroetta,un plié un demi-plié,tutù,frou frou e tutta quella roba francese da ballerine. Non so da dove tiri fuori le energie per 10 ore di lezioni al giorno,ma è pur vero che è sempre stata lei il fenomeno della famiglia. Alta due mele e un barattolo e già con le scarpette,già in prima fila ai saggi,tutti gli applausi per lei. Io sono sempre stata la sorella di Anjelica adorabile sì,con i miei grandi occhioni verdi,ma solo quelli. Brava a scuola eppure non bravissima,che se la cava negli sport ma non eccelle,che è carina ma non bella,intelligente ma non geniale,sveglia,ma non geniale. Io vivo in seconda fila da una vita,troppo normale per far parlare in bene o in male di me.
Prendo il carrello ed entro nel supermarket davanti al quale ho parcheggiato la mia F 150,dentro l'aria condizionata sparata a temperatura PINGUINI mi provoca un brivido ghiacciato lungo la schiena umida di sudore.
Eppure non ho mai provato una punta d'invidia. Ammirazione quella sì,tanta,amore profondo e un sentimento di fratellanza al di là delle parole. Non ho mai voluto surclassarla e nemmeno raggiungerla,al massimo tenerle la mano e gioire delle sue vittorie. E dire che sono orgogliosa,cocciuta e qualcuno mi definisce persino idealista,ma non ho mai avvertito l'esigenza di dimostrare a chicchessia che io sono meglio di lei,o che valgo quanto lei,anzi. Mi sono sempre defilata, e a pensarci,sembra che io preferisca stare nell'ombra. Qualcuno mi biasima per questo,non ad alta voce ovviamente,ma lo leggo negli occhi o tra le righe nei discorsi.... Sue che ha solo i suoi sogni,grandi bolle di sapone inconsistenti.
Butto nel carrello qualche schifezza salata,molti dolci,cioccolata un po’ di insalata ed una macedonia (nell'eventualità remota che dovesse arrivare quel giorno al mese in cui mi metto in testa di mangiare sano). Aggiungo del succo di mela,una bottiglia di Budweiser e mi dirigo alla cassa.
Ah,anche qui Anjelica inorridirebbe al mio carrello. Lei che mangia petto di pollo e lattuga condita con solo con sale senape e aceto pranzo, cena e colazione. Sorrido ripensando alla sua faccia di quella volta in cui mi ha visto finire un barattolo di Haagen Dazs al pistacchio in dodici minuti spaccati. Se sapesse...ho migliorato anche i tempi.
“Signorina sono 13 dollari e ottanta cent. Prende una busta?”
Esco dal supermarket con la spesa in mano e la posiziono sul sedile passeggero della mia macchina. Dentro è l'inferno. Così imparo a cercarmi un caspita di posto all'ombra la prossima volta. Con tutti i presupposti per beccarmi un bel raffreddore,o per lo meno un torcicollo di quelli da far vedere le stelle ,metto in moto e torno al campo base,il mio piccolo appartamento a Montebello,130 dollari al mese di rumori molesti e rubinetti che perdono,ma tanto carino e tutto mio.
*Rientrò in casa stanco ma soddisfatto. Dopo aver dibattuto animatamente (sarebbe stato meglio dire litigato,ma preferì vedere le cose in un’ottica più distensiva) con Jerry,Jim e Colin per mezz'ora,ed essersi dimostrato irremovibilmente non disposto a patteggiare,era riuscito ad ottenere che la bozza della nuova sceneggiatura che Sue aveva scarabocchiato in cinque minuti venisse presa in esame,adattata e preparata per l’indomani. Mangiò un’insalata di pollo e bevve un frullato pompato di vitamine,diede solo un’occhiata alle news della tv (la politica non gli interessava gran che, e le immagini di guerra e di bambini malati gli facevano sempre talmente male da non farlo dormire) e quando guardò l’orologio erano appena le undici. Troppo presto per mettersi a letto. Decise quindi di fare un’altra doccia calda per rilassare e sciogliere i muscoli indolenziti e infilarsi un pigiama a caso dei mille che aveva nell’armadio. Poi,mugugnando una melodia che gli era venuta in mente qualche ora prima,mentre si cambiava per tornare a casa, si diresse verso il suo studio per lavorare alla canzone che aveva cominciato a scrivere la settimana precedente.
Loro,le canzoni, venivano sempre nei momenti più strani e inattesi. Nel dormiveglia,mentre pranzava,mentre si lavava i denti spesso e volentieri. Un paio di volte gli era capitato addirittura di sognare una musica e svegliarsi per il bisogno di andare a scriverla subito,prima di perderla di nuovo durante la notte. Non era mai una cosa facile per lui stare a letto,i suoi fratelli lo avevano soprannominato "lo gnomo" da piccolo per questo motivo,era come se la sua mente si rifiutasse di riposare,fregandosene del fatto che fosse o meno stanco morto.
Attraversò i corridoi dell'attico che Liz gli aveva prestato avvertendo la familiare,piacevole,pulsante sensazione di una nuova idea in testa. Qualcuno l’avrebbe chiamato dolore,ma non aveva niente a che vedere con ciò che gli provocava Jessica grazie alle sue inutili chiacchiere,tutt'altro, significava la genesi di qualcosa di meraviglioso come la musica,la poesia.
Tamburellando le dita sulla scrivania buttò giù qualche parola. Lasciò una frase a metà scrivendo tra parentesi (dum dum dum dam) e schioccò le dita accompagnando il ritmo con la testa,gli piaceva.
Proprio quando sentì di essere sul punto di trovare il testo per il verso successivo però,squillò il telefono. Michael sobbalzò tanto era concentrato,tentò di ignorare il suono per tre,quattro squilli ma ormai la magia era stata interrotta e così, imprecando in silenzio sollevò la cornetta.
"Sì?"
"Mr Jackson è il suo manager."
La voce assonnata del suo assistente gli annunciò Di Leo all'altro capo.
"Passamelo Steve."
"Mike."
Frank stava chiamando da qualche posto affollato. Sentì il vociare confuso,rumore di bicchieri e musica nel sottofondo e lo immaginò dentro qualche locale,qualche bar pieno di fumo,un night club o chissà quale altro posto dove era solito infilarsi il venerdì sera.
"Ciao Tukkie!"
Voleva bene a Frank. Il loro era un rapporto di lavoro rodato e molto funzionale,ma li legava anche un certo impacciato affetto,che per Michael rendeva tutto molto più confortevole e rilassato rispetto a quando suo padre era l'amministratore non solo del suo lavoro,ma anche della sua vita.
"Fammi indovinare,hai già finito tutte le donne del locale questa sera."
Scherzò scarabocchiando distrattamente un fedora sul primo foglio bianco a portata di mano.
"Porco mondo Michael. Quali donne,sono stato fino ad ora incollato al telefono con Jerry. E' incazzato nero con te ragazzo,lo sai questo?"
Tacque e si morse le labbra, più divertito che preoccupato.
"Lo so,lo so."
Disse in tono leggero.
"Non possiamo alzare ancora il budget. Con la scena che tu vuoi cambiare perdiamo tempo e denaro.E tu lo sai che il tempo è denaro,quindi perdita doppia!"
"Questa è un'operazione algebrica nuova." Ridacchiò "Ma Frank,in questa maniera sarà molto,molto meglio,ho già pensato a tutto,ho dato disposizioni,io voglio che sia in quel modo."
Lo sentì grugnire ed ordinare un doppio whisky senza ghiaccio,in quanto produttore esecutivo era più che interessato alla riuscita del film certo,ma anche ai costi.
"Ascolta Michael,hai già fatto dannare abbastanza quei tipi con la sceneggiatura,tutta quella roba di plastilina,i pupazzi,gli effetti speciali. Quello di stasera è stato un avvertimento,non possiamo lasciare il film a metà perché i registi se ne vanno."
"Non lo lasceremo Tookie,fidati di me."
Ci fu una pausa di silenzio. Forse Frank sospirò e basta, o si scolò il bicchiere intero in un sorso. Quello era un copione già visto. Michael che spingeva sempre oltre e lui che cercava di tarpare le ali (o almeno dare una spuntatina alle piume) ai suoi voli pindarici e riportarlo a terra.
"Vedrò di parlarci anche domani e calmare le acque.Ma tu non farti venire altre strane idee Smelly."
Lo provocò con il suo nomignolo di lunga data.
"Promesso. Buona serata Frank."
Riagganciò chiedendosi perché quelli che lavoravano con lui finissero per sempre per arrabbiarsi. Non lo sapevano che le idee migliori hanno bisogno di sforzi più grandi? Pensavano che lui fosse diventato Michael Jackson,che fosse dov'era solo ed esclusivamente grazie al suo talento? Ora,se per una volta aveva avuto un buon suggerimento da qualcuno voleva sfruttarlo,era per il bene della causa.
E in quel momento il pensiero andò a Sue. Cavoli. Si rese conto di non averle chiesto il permesso di utilizzare la sua piccola sceneggiatura. O comunque niente di scritto,di formale, e lui sapeva che essere chi era significava anche far siglare contratti a tutti e per ogni cosa. Non che gli sembrasse una tipa a caccia di soldi (aveva quel bel faccino e quegli occhi verdi che parevano così sinceri...) ma volendo non ci avrebbe messo niente ad impugnare il pretesto della sceneggiatura utilizzata illegalmente per querelarlo. Come se già abbastanza gente non lo facesse,come se non ci fossero dozzine di Billie Jean ogni anno, e tonnellate di sedicenti musicisti che sostenevano che lui avesse rubato un qualche loro pezzo. I tentativi di estorsione erano all'ordine del giorno. Non poteva solo fidarsi.
Per questo chiamò di nuovo Steve e gli chiese di cercare il numero di una certa Sue Blashfield...o qualcosa del genere.
*Era una vita che volevo venirci. E finalmente ci sono,l'Italia,che paese meraviglioso. Sole,cibo e arte. Italians do it better. La dolce vita è solo qui,lo sostengo da sempre. Sto camminando sul selciato. Niente cemento,le strade hanno 2000 anni e sono lucide come la pelata di nonno Samuel. Per fortuna non porto i tacchi,mi dico,beh,in effetti io non porto mai i tacchi ma qui sarebbero più inopportuni che mai. C'è il David di Michelangelo in mezzo ad un prato e Mastroianni sulla destra con un ciak in mano. Hey Marcello! lo saluto,magari posso anche chiedergli un autografo.
Guardo la mia amica dell'asilo,Sarah,mentre mastica un panino.Sono secoli che non la vedo,non avrei mai pensato che avremmo fatto un viaggio del genere insieme. Me ne dai un pezzo? Ho fame,che novità!Ma non mi guarda,ha delle strane scarpe ai piedi,anzi sembrano delle pinne,ha intenzione di andare al mare?Io non ho il costume e quelle non vanno bene per camminare qui,le verranno le vesciche. E soprattutto non parla,apre la bocca e fa un verso strano. Sarah,mi stai diventando una papera? Quack,quaaaack. No,non fa quack,ora cambia
RIN. Drin Driiiin?
Driiiin.
Il telefono squilla facendomi letteralmente saltare giù dal letto,la radiosveglia segna le 00.30.
I miei pensieri nell'ordine sono: Chi cazzo è che rompe a quest'ora? Oddio sarà successo qualcosa di grave? e: Se hanno sbagliato numero gli mangio la faccia.
Un secondo dopo rispondo.
"Pronto?"
Momento di silenzio.
"Sue?"
"Sì?"
"Sue,io e te dobbiamo fare due chiacchiere."
Oh mamma,è mio zio.
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11-02-2011 03:21 PM #8Member
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:alka-boo2:
FF stupenda, seconda (a Storyteller) tra le mie tue preferite (piaciuta la frase hihi).
:secret: (posta...:nospam: me ban)
Complimenti Ale :huglove:
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11-02-2011 04:04 PM #9Senior Member
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ahaha,grazie mille Pat,sei sempre troppo gentile. Posso chiedere cosa ti fa preferire Storyteller? Si tratta del Michael che descrivo,delle situazioni o altro? Mi interessa da morire sapere cosa passa (e faccio passare) nella testa di chi mi legge :P
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11-02-2011 05:59 PM #10
Effulgent è tornataa! :yeahbaby:
Ma quanto adoro il tuo modo di scrivere e quell'ironia.. :P
ps. Storyteller è anche la mia preferita


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